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21/10/17 ore

Musei, c'è il Tar del Lazio (sempre lui!)



Pare che le cose stessero andando piuttosto bene da due anni a questa a parte. E chissà quanto la cosa potesse essere attribuita al nuovo corso voluto dal ministro Franceschini. Sta di fatto che la gestione museale da parte dei direttori scelti con una procedura di selezione internazionale cominciava a dare - numeri alla mano - buoni frutti. Ma qualcuno non aveva ancora fatto i conti che in Italia c'è sempre un Tar – il mitico Tar del Lazio – che può rimettere tutto in discussione.

 

Ecco quindi la sentenza dei giudici amministrativi del Lazio che, accogliendo il ricorso di alcuni trombati, ha bocciato in sostanza le procedure di selezione, perché “viziate in più punti”.

 

Come anticipato dal Sole 24 Ore, “nella prima e più articolata sentenza (n. 6171/2017) i magistrati hanno puntato il dito contro i criteri di valutazione dei candidati ammessi, dopo la selezione dei titoli, al colloquio, dal quale è scaturita, per ciascun museo, una terna sulla base della quale il ministro e il direttore generale dei musei hanno poi scelto il direttore. Criteri che non consentono, hanno scritto i giudici, di «comprendere il reale punteggio attribuito a ciascun candidato».”

 

Il Tar ha poi ritenuto non corretti “i colloqui avvenuti per alcuni candidati senza la presenza di uditori estranei, via skype perché in Australia o negli Stati Uniti). Non sarebbe infatti stata rispettata la procedura in base alla quale «occorre che durante le prove orali sia assicurato il libero ingresso al locale».” Per di più - sottolineano i giudici amministrativi - il bando «non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani».

 

La decisione del Tar, che potrebbe avere ripercussioni generali sull'intero impianto di riforma museale, ha lasciato senza parole Dario Franceschini. "Il mondo – ha twittato il ministro - ha visto cambiare in 2 anni i musei italiani e ora il Tar Lazio annulla le nomine di 5 direttori. Non ho parole, ed è meglio...". (red.)

 

 


Commenti   

 
0 #2 ilSocialista 2017-05-25 14:02
ovviamente anche il politico, come l'elettore, è soggetto ad una attenta e severa selezione del personale da parte di chi comanda veramente ed è in grado di assumerlo come di licenziarlo; il diritto privato va lentamente fagocitando quello pubblico di cui restano solo dei pallidi similacri; al principio astratto "una testa un voto, si sostituisce nella pratica quello "una azione un voto" e questo viene considerasto come una moderna forma liberale, anzi l'apogeo della libertà.
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0 #1 ilSocialista 2017-05-25 13:52
i pupari di Macron ovvero dalla politica del mercato al mercato della politica; la politica come mero investimento finanziario; un Derivato come tanti.
http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2017/05/23/soros-rothschild-goldman-sachs-ecco-chi-finanzia-macron/210839/
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