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17/10/19 ore

A Venezia, officiante Bertolucci, vede la luce la leggenda del Sacro Gra



Come mai Still Life di Uberto Pasolini, che ha avuto più applausi in assoluto, non era in concorso? E il Moebius di Kim Ki-duk, estremo al punto che la sua Pietà dell’anno scorso, premiata con il Leone d’Oro, sembra al confronto un racconto di Natale? E perché invece selezionare Under the Skin e Parkland e L’Intrepido ed scartare Locke con l’eccellente Tom Hardy? Il direttore Alberto Barbera sorride: “Altrimenti di che cosa parlereste?” Appunto!

 

UNDER THE SKIN

Brunissima,fredda ma conturbante, Scarlett Johansson, l'aliena Laura in Under the skin di Jonathan Glazer , attraversando la Scozia,si apposta dove può in cerca di prede umane. Si spoglia anche ma il suo nudo rimane l’unica cosa accettabile, Pochi applausi e molti fischi. Sul red carpet invece, quasi unanimità. Sui fischi naturalmente.

 

MOEBIUS

L’incipit: una moglie coreana tradita dal marito afferra un coltello ed evira il figlio. Per riparare, il padre disperato ricorre a un trapianto riparatore. E si continua sull’agghiacciante estremo, come quasi tutto il cinema di Kim Ki-duk, al punto da sfociare nel comico, in alcune scene dove la piega grottesca rasenta il ridicolo. Grossolanità registiche? Sensibilità coreana per noi indecifrabile? Splatter, grand guignol, farsa, triller, commedia, dramma a fosche tinte come si diceva una volta, molti sono i generi che il regista attraversa e mescola in una struttura da racconto morale di ispirazione dichiaratamente buddista.

 

Violenze, incesti, suicidi, omicidi, tutto sembra metafora del Sistema Famiglia riflesso del più ampio Sistema Umano e del suo brancolare nel caos privo di senso che sembra essere il punto di arrivo anche dell’altro film che era atteso tra ieri e oggi, the Zero Theorem di Terry Gilliam con il bravissimo Christopher Waltz. Il primo non indica soluzioni alternative alla consapevolezza che alla fine dissolve le illusorie verità rivelate, mentre l’americano compie la quadratura del cerchio aderendo alla fede nel Caos assoluto che governa l’universo, accontentando così credenti e nichilisti. La prova? Ma è scientifica: Il Teorema del titolo, secondo il quale lo Zero è uguale al 100 % ! Impegnativo da vedere per la crudezza delle scene il primo, gradevolissimo per ambientazione,costumi, ritmo e leggerezza il secondo è impresa facile prevedere quale dei due farà il botto al box office.

 

“Il Caos”, come ha da tempo intuito il Grande Fratello Mr.Menagement, interpretato da Matt Damon, “è un affare gigantesco, non lasciamocelo scappare”. Ed è in tale impresa coadiuvato dall’ottima Mélanie Thierry e da un’irriconoscibile Tilda Swinton, intransigente psichiatra virtuale.

 

Ne L’Intrepido di Gianni Amelio, spiega il regista, “Abbiamo provato a raccontare la vita di un uomo che assomiglia a due icone del mio passato: un antieroe dei fumetti che leggevo da ragazzo come L’Intrepido e Charlot”. “Tutti ricordano chi era e cosa faceva il personaggio creato da Chaplin - prosegue – era l’uomo più solo al mondo che si allontanava di spalle e non riceveva aiuto da nessuno. Antonio è come lui, ha dignità e possiede dei valori per questo cammina a testa alta e come ultimo gesto rifiuta di piegarsi a questo sporco mondo che lo vuole corrompere”.

Il film inizia benino ma si arranca in diminuendo verso un finale che tende involontariamente al patetico e al noioso attraverso una prestazione ahimè non memorabile di Antonio Albanese. Che con Charlot può avere in comune al massimo dei pensieri ma niente di quello che accade sullo schermo. Anche perché questi era diretto dallo stesso Chaplin dal quale Amelio, siamo certi sarà d’accordo, forse qualcosa potrà ancora imparare.

 

PARKLAND

La figura e la morte di John F. Kennedy, avvenuta cinquant'anni fa, già proposta dal JFK di Oliver Stone viene ora riproposto dal Parkland di Peter Landesman, in gara per il Leone, che ripercorre le ore che seguirono l'assassinio del presidente a Dallas, il 22 novembre del 1963, per come furono vissute dai medici, dagli infermieri, dai poliziotti e dagli agenti dei servizi coinvolti in quella notte storica. Il risultato non è però entusiasmante. Si può valutare al massimo come discreta prova televisiva. Peccato che qui ci si aspetti di vedere del buon cinema.

 

Tra le sorprese di questa festa del cinema le Femen ucraine, sbarcate alla Mostra del cinema di Venezia in topless e corone di fiori in testa, insieme alla regista ucraino-australiana Kitty Green, vestitissima, per sostenere il loro documentario fuori concorso “Ukraine is not a brothel”, che racconta i retroscena sul loro movimento. Ma il film svela che queste attiviste non sono poi le “focose femministe” che dicono di essere, pur avendo superato l’iniziale contraddizione degli inizi che le vedeva sottomesse al loro mentore e boss Viktor. Adesso in compenso si sono allargate e hanno una sede ufficiale a Parigi e altre dieci succursali sparse per l’Europa pronte ad accogliere altre intrepide combattenti purchè splendide e incazzose come loro. Tremiamo, tremiamo, le streghe son tornate ma questa volta sarà impossibile distogliere lo sguardo.

 

IL PALMARES

 

Venezia '70:

Leone D'Oro miglior Film: Sacro Gra di Gianfranco Rosi, un discreto documentario sull’anello autostradale che circonda Roma come gli anelli che circondano Saturno. Nessuno nello spazio stampa riesce a spiegarsi la logica dell’aggiudicazione del premio.

 

Leone D'Argento Miglior Regia: Alexandros Avanas per Miss Violence, vorrebbe essere la condanna dell’Istituzione Famiglia, con un’undicenne che il giorno del suo compleanno si suicida buttandosi dalla finestra. Ma finisce per essere una tortura psichica inferta al pubblico costretto a subire le inguardabili variazione di sadica ferocia che vorrebbero ma non riescono a evocare l’Haneke riconoscibile modello del regista greco. Premio davvero eccessivo oltreché immotivabile.

 

Gran premio della Giuria: Jiaoyou (Stray Dogs) di Tsai Ming Liang. In una Taipei atemporale il protagonista Kang-sheng Lee è uno dei cani randagi che sopravvivono al di là di qualsiasi umanità, nell’abbrutimento che le moderne metropoli richiedono ai reietti per conquistarsi la seppur minima sopravvivenza. Magnifico.

 

Coppa Volpi miglior attore: Themis Panou per Miss Violence. No comment. Coppa Volpi miglior attrice: Elena Cotta per Via Castellana Bandiera di Emma Dante. All’82enne artista di teatro di lunghissimo corso,la prima attrice in Italia ad impersonare il personaggio di Amleto, il meritato riconoscimento che premia oltre che l’interpretazione, una carriera dedicata al teatro.

 

Premio Marcello Mastroianni per l'attore emergente: Tye Sheridan per Joe.

 

Non si potevano certo lasciare gli americani completamente a secco. Migliore sceneggiatura: Steve Coogan e Jeff Pope per Philomena. Assolutamente condivisibile.

 

Premio Speciale Giuria: La Moglie del poliziotto di Philip Groning. Eccessivo per un film noioso che non eguaglia ne si accosta a Il grande Silenzio che diede al suo autore il respiro internazionale che lo rese famoso nel 2005, raccontando i monaci certosini francesi.

 

Venezia Opera Prima:

White Shadow di Noaz Desche

 

Sezione Orizzonti:

Miglior film: Eastern boys di Rober Campillo

Miglior regia: Uberto Pasolini-Still Life

Premio speciale della giuria: Ruin di Michael Cody Miglior

Cortometraggio: Kush di Shubhashish Bhutiani

 

Si chiude dunque, tra i Buuu e le polemiche già esplose in sala stampa durante la diretta della premiazione, un’edizione che non passerà alla storia per le opere presentate in concorso, né per un miglioramento dell’organizzazione generale, né per la mancata sua presa in carico da parte di coloro preposti alla bisogna.

 

Anche quest’anno la sincronicità con il festival di Montreal ha sottratto molto al più antico concorso del mondo che dal salasso di risorse finanziarie a cui da anni è costretto per mantenere la sopravvivenza delle manifestazioni rivali di Torino e Roma, non può certo trarre giovamento.

 

Ce la farà l’ambiguo, augurale omaggio di stasera al Sacro Gra a portare benefici alla prossima edizione? Mah! “Proviamo anche con Dio non si sa mai” . Intanto, nell’attesa, buona visione .

 

Vincenzo Basile

 

 

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