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20/01/19 ore

Bohemian Rhapsody, aspettative mal riposte


  • Anna Concetta Consarino

Farrokh Bulsara è un ragazzo originario dell'isola di Zanzibar che vive nel Regno Unito con la sua famiglia. Una famiglia legata alle tradizioni, con la quale non sente di condividere molto. Lui è profondamente diverso: indossa vestiti all'occidentale, porta i capelli lunghi secondo la moda britannica degli anni '70, esce ogni sera, ama e suona la musica rock.

 

Una notte dopo aver ascoltato un gruppo che segue da tempo, gli Smile, si presenta al batterista Roger Taylor e al chitarrista Brian May. Sono entrambi seduti sulla parte posteriore del loro furgone intenti a discutere, perché poco prima il cantante li ha abbandonati. Quell'incontro cambierà le loro esistenze.

 

Inizia così il film Bohemian Rhapsody, che narra la storia dei Queen e del loro leader Freddie Mercury, dalla nascita della band nel 1970 fino alla storica esibizione del Live Aid nel 1985. Si tratta di un film che crea nello spettatore, ancora prima di entrare in sala, tantissime aspettative, semplicemente perchè alcune storie sono tanto eccezionali da sembrare fatte apposta per essere raccontate. Ognuno di noi, soprattutto i fan, possediamo già il nostro film nella testa. Siamo così visceralmente legati a questo gruppo, a Freddie Mercury in particolare, che solo a sentirlo nominare ci emozioniamo. Nel corso della proiezione qualcosa però sembra non funzionare.

 

Il film è carino, piacevole soprattutto per via delle musiche che da sole valgono il prezzo del biglietto, ma non tutto quadra come dovrebbe. A parte le licenze narrative, che mutano il reale svolgimento dei fatti storici (ma in un film questo aspetto può essere anche tollerato), c'è qualcosa che disturba sia dal punto di vista registico che da una pospettiva squisitamente drammaturgica.

 

A molti sono note le dispute che nel corso delle riprese hanno portato al licenziamento del regista Bryan Singer, per motivi che si perdono nel mistero, sostituito prontamente da Dexter Fletcher, che ha seguito le fasi finali della lavorazione del film. Non sappiamo bene se le carenze nella regia siano da attribuire a questi fatti, ma tralasciando i pettegolezzi che possono susseguirsi copiosi a riguardo e tornando all'analisi dell'opera, rimane come un dato di fatto l'assoluta mancanza di personalità di questa pellicola.

 

La fotografia è piatta. Troppo pulita e patinata risulta quasi fastidiosa. Senza anima. Una costosa produzione si dichiara in ogni aspetto, dai costumi all'allestimento, talmente curato che in alcuni momenti si ha come l'impressione di assistere ad una ricercata messa in scena teatrale, per la quale sono stati spesi un sacco di soldi. La magia del cinema viene però in qualche modo oltraggiata.

 

La finzione ha la meglio su ogni aspetto e non c'è verità. La narrazione dei fatti lascia perplessi. Una storia tanto bella raccontata in maniera così superficiale, da non andare mai oltre l'aspetto conosciuto al grande pubblico. I personaggi, intepretati da attori di straordinaria bravura ma lasciati a riproporre la copia dei reali componenti della band, Freddie Mercury compreso, sono l'emblema di questa mancanza. Vengono infatti quasi offesi da una rappresentazione che non scava mai la nella loro interiorità. Ogni cosa è descritta da fuori. Le frustrazioni, il malessere e la profonda solitudine di Freddie Mercury, sono solo accennati come aspetti presenti nelle sua esistenza, quando avrebbero dovuto essere il motore dell'intero impianto narrativo.

 

A tratti si ha come l'impressione di assistere a un documentario, nel quale i fatti sono elencati, uno dietro l'altro, i momenti cruciali menzionati, perchè è doveroso parlarne, ma non vi è quel trasporto emotivo che un film del genere doveva dare. È emozionante pensare alla grandezza del cantante, e in questo siamo aiutati dall'attore protagonista Rami Malek che ne è praticamente un clone, ma ogni sentimento che si prova guardando questo film è legato al ricordo. A quella dolorosa malinconia che segue il pensiero che i Queen, dopo la scomparsa di Freddie Mercury, non saranno più gli stessi, ma nessuna emozione è riconducibile a quello che realmente vediamo sullo schermo.

 

Viene da pensare, paradossalmente, che se si fosse trattato di una storia inventata e non ispirata allo storico gruppo e al suo leggendario frontman, molto probabilmente lo spettatore non avrebbe sentito nulla e questo film non avrebbe suscitano alcun clamore. È un film come tanti. Niente di più. I Queen e Freddie Mercury meritavano un capolavoro. E così non è stato.

 

 


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