30/03/20 ore

POESÌ di Rino Mele. Lo scuro silenzio della poesia



Giorgio Caproni in una conferenza del 16 febbraio 1982 che ha per titolo "Sulla poesia", tenuta a Roma al Teatro Flaiano, disse queste sorprendenti parole: "Il poeta è un minatore, è poeta colui che riesce a calarsi più a fondo in quelle che il grande Machado definiva las secretas galerías de l'alma. E lì attingere quei nodi di luce che sono sotto gli strati superficiali, diversissimi tra individuo e individuo, comuni a tutti, anche se pochi ne hanno coscienza". Molto vicino a quanto aveva detto Ungaretti: che la parola di poesia "scaturisce dall’abisso”.

 

 

 

 

 

POESÌ DI RINO MELE

 



Lo scuro silenzio della poesia



Dall’inesprimibile ci stacchiamo nascendo. Resta per sempre

l’urgenza

di scambiare il nostro volto con la terrificante bellezza

del feroce richiamo.

Coi suoi piedi leggeri

sul ritmo delle parole - le povere

rime - la poesia cerca la pena di quel suono,

fa un passo, si ferma,

tace, riprende a danzare

come tra i morti, quando possono ricordare.

Un faticoso

tornare è la poesia,

quel doloroso cercare

gli stagni notturni, il mare di nebbia della violenza da cui

immemori

siamo nati. Risalire

fino alla sorgente

sigillata dal nero silenzio.

Poesia è sfuggire alla parola consumata,

non il complice ascoltarsi, ma dire

lo strazio 

di pensare, farsi male

nell'avvicinarsi alla più interna voce di quel buio

che vorremmo dimenticare.

Poesia è tornare dove non c'è riparo dalla colpa,

in una pianura di neve,

andare, pensando

di essere morti, incontro a chi ti assale, continuare 

a dissigillare il silenzio in altre

tenebre

dentro cui aspramente qualcuno 

ti guida: sei tu

con la voce di tuo padre ancora in vita. 

(Come l'acqua si dirupa, secondo la forza che la stringe

e disperde,

la vuota maschera quotidiana dice un incerto

pensiero che sembra nascere dalla voce,

come quando l'ombra

precede il corpo che la produce).

Legato alla nascita, il poeta trattiene

le ferite

di quelle scale che ripercorre al contrario,

stretto dalla bocca materna

che l'azzanna, inseguito dall’ascolto del proprio pensiero.

Scrive

secondo un ritmo penitenziale, perché non c'è scampo al male. 

Il fischio ossessivo del merlo

che il cacciatore uccide sul burrone.

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud", ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Dal 2009 dirige la Fondazione di Poesia e Storia. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

 

 

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