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24/05/17 ore

Romeo e Giulietta di Zeffirelli nella versione restaurata


  • Giovanni Lauricella

Quattro secoli fa William Shakespeare (1564 – 1616), detto enfaticamente “Il bardo” moriva, all’età di 52 anni lasciando l’amata moglie e figli: scrisse incessantemente da 29 a 49 anni. Grande poeta e autore di opere teatrali, inglese come nessuno mai eppure globalmente amato, si prodigò per la diffusione della lingua inglese ed ebbe contatti con tutto il mondo, che non lo conobbe mai come visitatore.

 

Un personaggio strano, che da attore si trasformò nel più grande drammaturgo del mondo senza avere titoli di studio; talmente strano che molti mettono in dubbio la sua precisa identità in quanto mancano sufficienti notizie su molti momenti della sua vita, che si è svolta prevalentemente tra Londra e provincia. La stranezza più evidente è che molte delle sue opere sono scritte in maniera diversa l’una dall’altra e gran parte sono incentrate in una Italia mitica, che non aveva mai visto, ma che tutti i suoi lettori visitano incantati per apprezzare meglio il pregio di ciò che ha scritto.

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Curioso è anche il cognome, Shakespeare, agitatore di lancia; è un nome sgradevole, ma è diventato l’orgoglio del popolo inglese. Il più potente paradosso culturale mai esistito rivive in questi giorni il suo anniversario a quattrocento anni dalla sua scomparsa. Molte sono le manifestazioni in tutto il mondo che tenteranno di restituire la gloria ad uno degli autori teatrali più eseguiti al mondo.

 

Lunedì 20 giugno ho avuto la fortuna di capitare alla Casa del Cinema per vedere la versione restaurata del film di Franco Zeffirelli “Romeo and Juliet” (di produzione anglo-italiana), la migliore versione cinematografica di questa opera di Shakespeare, riconosciuta come tale dai più autorevoli critici al mondo. Zeffirelli, che pochi anni prima aveva già realizzato lo stesso lavoro in un teatro inglese con un esaltate giudizio positivo della critica sul Guardian, ripeté l’impresa sul set con la stessa inventiva producendo quello che diventerà il suo film più famoso.

 

Realizzato in un periodo di grandi cambiamenti sociali e culturali e di costume (fenomeno che vedeva proprio negli inglesi i più trasgressivi: i Beatles, i teenagers e la minigonna di Mary Quant, per esempio), Zeffirelli ebbe il coraggio di non usare attori famosi e di età matura come era consueto, ma adolescenti teneri ma bravissimi, e addirittura di farli apparire nudi.  Quando fu girato il film, nel 1968, Leonard Whiting (Romeo) aveva 17 anni e 15 Olivia Hussey (Giulietta), che per farla vedere a seno nudo fu chiesto il permesso alla censura italiana, mentre gli altri della troupe erano tutti di poco più grandi.

 

Un film saturo di cultura e di richiami alla pittura del Rinascimento, eccellente è il sapiente scenografo Mongiardino, ma girato con un ritmo incalzante, dove chi lo ha fatto si è giocato il tutto per tutto, forse con incoscienza, ma che prodigiosamente fu un esperimento ben riuscito: una storia d’amore giovane e ribelle interpretata da ragazzi che, costumi a parte, assomigliavano ai contestatori che popolavano le piazze di allora.

 

Rivedendolo a distanza di tempo il film rivela ancora tutta la sua freschezza: anche se ne conoscevo solo la versione italiana, ho apprezzato in quella in inglese (il film era destinato al mercato anglosassone) una particolare modernità. Il sonoro della pronuncia degli attori risulta da “dialoghi fatti per strada”, un linguaggio molto sbraitato come si fa tra popolani. Anche se sorpreso, ho capito l’enorme forza coinvolgente che ha questo film, che ti prende per l’efficace immediatezza, nonostante le incongruenze della trama, perché annulla quel diaframma tipico tra attori e pubblico che ha il teatro, ma anche la stessa pellicola. Lo noti in maniera impressionante nelle risse e nei duelli, dove ti sembra di partecipare in prima persona all’azione, e di assistere impotente al suo precipitare nella tragedia. E pensare che adesso siamo assuefatti a tecnologie sorprendenti e ad effetti speciali incredibili: eppure a distanza di quasi mezzo secolo il film regge le aspettative attuali.

 

God save l’Inghilterra mitica di Shakespeare e dei suoi infelici amanti (il referendum sulla Brexit aggiunge un brivido di eccitazione in più).

 

Franco Zeffirelli dirige quest’adattamento vincitore dell’Oscar della tragedia romantica di Shakespeare, narrato da Laurence Olivier e girato in Toscana e Siena per un tocco di autentico rinascimento italiano. La colonna sonora, scritta da Nino Rota (che scriverà poi tra gli altri le musiche de “Il Padrino”), enfatizza il percorso romantico e fatale dei due amanti.

 

Il BritishCouncil presenta il restauro in 4k della pellicola, realizzato in collaborazione con Paramount Pictures, grazie ad una collaborazione con l’ANCI che ha permesso di poter essere proiettato in circa 15 comuni italiani nel Midsummer weekend che va dal 24 al 26 giugno, nell’ambito delle attività di Shakespeare Lives.

 

Versione Restaurata in 4k di
Romeo e Giulietta (Ita/Uk, 1968)

Diretto da
Franco Zeffirelli

Con:

Leonard Whiting, Olivia Hussey, Milo O’Shea, Michael York, John McEnery

Interventi alla presentazione a Roma lunedì 20 giugno 2016:

Paul Sellers – Direttore del BritishCouncilItaly

Giorgio Gosetti – Direttore di Casa del Cinema

Masolino D’Amico – Docente di Letteratura Inglese e co-sceneggiatore del film

Lorenzo Mongiardino – scenografo del film

 

 


Commenti   

 
0 #1 giovanni 2016-06-27 12:35
Mercuzio è la personificazion e delle velleità di quegli anni in cui uscì il film, 1968, è la coscienza eroica di non rinunciare alle proprie convinzioni, l’aspetto drammatico vissuto da una sognante generazione desiderosa di una vita migliore sino a pagarla con la morte insperatamente vendicata dal perdente in un amore martire Romeo, atmosfera disperata ripresa nel ’77 dal “no future” anche se il teatro di Shakespeare non ha pretese di tipo sociale.
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