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16/12/17 ore

Torna Rutelli e suona la carica “Contro gli Immediati”


  • Antonio Marulo

La crisi nel tempo che viviamo porta in sé anche l'essere musa ispiratrice. Basta infatti entrare in un negozio di libri per rendersi conto di come la scrittura – alla stessa stregua del proverbiale saluto – ormai non si neghi a nessuno. La stagione elettorale fa poi il resto. Per cui proliferano pubblicazioni di politici e affini tanto da esserne sommersi, con fiumi di parole sotto forma di romanzo, di storie di vita vissuta o di saggio. 

 

Non si sottrae a questo andazzo il redivivo Francesco Rutelli. Se qualcuno ne avesse perso le tracce, attualmente può trovarle all'Anica. Come dire, è caduto in piedi, dopo il terremoto della cosiddetta rottamazione. Anzi, si può azzardare forse che ne sia rimasto quasi illeso, se si considera che i rutelliani con voce in capitolo in questa legislatura non sono mancati, incluso l'attuale premier Gentiloni. Questi ha avuto il privilegio di una citazione e relativo encomio - insieme con Dario Franceschi e Carlo Calenda - nel libro appena uscito ed edito da La nave di Teseo. Per il resto l'autore non ha fatto nomi, anche se alcuni personaggi politici vengono tratteggiati in eloquenti passaggi.

 

Per esempio, quando si scrive della “patologia degli annunci”... e “dell'ossessione per quelle slide con grafici, frecce e soprattutto slogan, che impongono una narrazione effimera, riducono i governanti al rango di piazzisti...”. Oppure quando – a proposito di Migrazioni, tra intolleranza e accoglienza - si ammette di provare “disgusto per il politico che....non appena sente l'odore di qualche voto da conquistare”, parla “di tagliare le mani, calci in culo, castrazione chimica...”. E ancora, nel capitolo in cui si richiama il “disprezzo verso le élite” che spinge “a preferire di farci rappresentare da improvvisatori o incompetenti”.

 

Eccoli, quindi, in ordine descrittivo Renzi, Salvini (magari Meloni) e il Movimento 5 Stelle, a pieno titoli iscritti alla categoria degli Immediati. In questo modo Rutelli si è preso la briga di inventare un vocabolo che include oltre a politici e governanti, una variegata genìa affermatasi nei campi più diversi.

 

Ma chi sono poi questi Immediati? Gli immediati sono “gli effimeri vincitori di oggi, coloro che sono indisponibili alla mediazione, rifiutano i soggetti intermedi, e i tempi medi. L'orizzonte a cui guardano è il breve o brevissimo periodo, vivono della e sulla insicurezza. Per loro la gratitudine è un sentimento ridicolo. La forza della loro politica è nel trovarsi al centro del trivio delle emozioni: dove s'incrociano paura, rancore e ricerca esasperata di identità forti”.

 

Se questa è la sintesi di un concetto, la sua esplicazione trova ampio spazio in poco più di 200 pagine arricchite da riferimenti bibliografici anglosassoni e da numerose citazioni: Eraclito, Svetonio, Sciascia, Voltaire, Calvino, Longanesi, Pannella, Manzoni, Ernesto Rossi... Potremmo continuare, perché l'autore ha trovato il modo di sbizzarrirsi, forse eccedendo. Tant'è che in alcuni capitoletti le sue parole sono servite da congiunzione a una dotta raffica di virgolettati.

 

Non mancando qua e là note autobiografiche, con qualche cedimento autoreferenziale in riferimento alle passate esperienze come sindaco di Roma e ministro della Cultura, il libro ha comunque il pregio di porre questioni fondamentali che sono all'ordine del giorno.

 

Rutelli rivendica e richiama “la nobiltà della politica”, messa a dura prova dal cosiddetto neo-populismo. L'intento dichiarato è quello di intraprendere una nuova battaglia nel segno della “ricomposizione del binomio tra politica e cultura”.

 

A tal fine, immaginiamo non sia stato solo un caso la scelta, come luogo di presentazione, della splendida Sala di Palazzo Barberini, impreziosita ancor più dalla presenza del maestoso “scenario” di Picasso. Il pubblico, accorso ben oltre il numero di posti a sedere disponibili (anche questo segno dei tempi elettorali), ha potuto apprezzare le accattivanti relazioni di Enrico Mentana, di Luca Serianni (professore ordinario di Storia della lingua italiana alla Sapienza Università di Roma) e della giornalista Simonetta Fiore. Grazie a loro, il pregiudizio che si poteva nutrire per un democristiano formatosi alla qualificata scuola radicale ha lasciato spazio alla curiosità, accrescendo forse troppo le aspettative che, con la lettura, sono andate un po' deluse.

 

 


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