25/04/17 ore

Anything to say? A monument to courage di Davide Dormino


  • Giovanni Lauricella

Tra i più importanti eventi che abbiamo avuto nell’anno appena concluso c’è stato quello della scultura itinerante Anything to say? A monument to courage di Davide Dormino di fronte all’ingresso dell’Università di Roma La Sapienza (Piazzale Aldo Moro, 5) opera che si inserisce nella rassegna Che ci faccio qui?, in corso al MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea di Roma per la cura di Fabrizio Pizzuto con opere di: Andrea Aquilanti, Davide Dormino, Silvia Giambrone, César Meneghetti e Marina Paris.

 

Anything to say? A monument to courage è un’opera bronzea ben fatta, composta di quattro sedie che hanno sopra, in piedi come al podio Olimpico, rispettivamente, Edward Snowden, Julian Assange  e  Chelsea Manning, tre protagonisti contemporanei in dimensioni reali, e in più c’è una sedia vuota per chi vuole farsi ritrarre fotograficamente. Interattività che non ha solo valore estetico ma di partecipazione alla mobilitazione mondiale sulla lotta per una verità democratica ultimamente calpestata dai recenti clamorosi episodi di incarcerazione e persecuzione di questi controversi esponenti delle lotte per i diritti della libera informazione e contro il controllo di regime; vi rimando per la conoscenza dei loro casi a Wikipedia che mi sembra ben scritto.

 

L’installazione è stata anche l’occasione di unaperformancea cui hanno partecipato esponenti di organizzazioni non governative e dell’università come Gianni Rufini, Direttore di Amnesty International, Irene Caratelli, Direttrice del Dipartimento di relazioni internazionali e politiche globali dell’American University of Rome, Francesca Del Bello, Presidente del II Municipio e numerosi cittadini che hanno voluto dare il loro spontaneo apporto.

 

Il gruppo scultoreo premiato dall’organizzazione francese AntiCor il PrixÈthique 2016 sta girando le più importanti piazze d’Europa dalla primavera del 2015: Berlino, Alexanderplatz, Germania, Dresda, Theaterplatz, Germania, Ginevra, Placedes Nations, Svizzera, Parigi, Place Georges Pompidou, Francia, Strasburgo, PlaceKlèber, Francia, Tours, Gare de Tours, Francia, Perugia, Piazza IV Novembre, Italia, Belgrado, Dev9t Festival, Serbia, Ptuj, MestnitgrSquare, Slovenia; oggi, Roma, Piazzale Aldo Moro, Italia.

 

Una mostra esemplare nel vuoto culturale e politico che purtroppo ci circonda e che poggia sulle spalle larghe di Davide (il nome dell’artista è già tutto un programma...). Poche volte si ha il giusto interesse di dare l’annuncio di una manifestazione artistica - recentemente mi è capitato solo per quella di Piergiorio Welby – e qui parlo dell’arte “corrente”,  fatta da artisti che hanno tanta coscienza sociale ma che poi si ritrovano a fare gadget di sopravvivenza, quadretti o disegnetti se non piccoli oggetti chiamate sculture, confezioni regalo da vendere con facilità che hanno infestato le gallerie in questo ultimo mese e che ne hanno rappresentato, a loro dire, il livello di qualità.

 

In questo caso si è riusciti a fare qualcosa di serio e non di mondano, tendenza stucchevole delle artistar che hanno svuotato l’arte da quello che è la sua migliore essenza riconducendola ad un mondo banale che non ci appartiene e penso neanche a loro che hanno la furbizia di imporcelo.

 

Ricordare le vicissitudini di Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning vuole dire mettere in campo problemi grossi quanto giganteschi macigni e non è un caso che il dibattito che ha generato non è stato all’altezza di quello dovuto specie qui da noi dove si lamentano tanto di essere in un paese provinciale e che, alla bisogna, abilmente si voltano le spalle ad ogni occasione di farsi avanti. Parlo delle corporazioni e in questo caso mi riferisco non solo a quella dei media ma anche a quella dell’arte che si è mostrata tiepida nei confronti di questa manifestazione.

 

Che volete, è democrazia calpestata, proprio come quella che Edward Snowden, Julien Assangee Chelsea Manning hanno coraggiosamente denunciato ed è proprio per questo che scatena una interessante sollecitazione politica a cui bisogna aderire.

 

Come dice Davide Dormino: "Ho scelto di realizzare un monumento pubblico temporaneo, una scultura virale, comprensibile a tutti e capace di esprimere un concetto: il coraggio di voler sapere. Si muove perché é il monumento di tutti, non di un credo politico o religioso, non di un Paese solo, il coraggio di uomini come Snowden, Assange e Manning é per tutti. La sedia vuota può avere un doppio significato: può essere confortevole, ma può anche essere un mezzo scomodo su cui salire e prendere posizione, per avere la suggestione di saperne di più sul mondo che ci circonda, da un altro punto di vista".

 

 

ANYTHING TO SAY? A monument to courage

Gruppo scultoreo itinerante di Davide Dormino

dal 6 dicembre al 13 dicembre 2016

Università di Roma La Sapienza (Piazzale Aldo Moro, 5)

 

 


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