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20/11/17 ore

Ancora sangue a Parigi prima delle presidenziali


  • Silvio Pergameno

L’attentato ai Campi Elisi ha colto nel segno l’obbiettivo che gli attentatori si prefiggevano: colpire la Francia nello snodo istituzionale della vita politica democratica e in particolare di un’elezione ricca di attese come presidenziali di questa primavera. Il riflesso immediato è ora quello di una radicalizzazione dell’espressione del voto e più in generale del clima politico, di cui si avvantaggerà la risposta più immediata e populistica, con la sollecitazione dell’emotività fino alle estremo.

 

La spinta verso le maniere forti è sempre nell’obbiettivo degli estremisti, ai quali, nel tentativo della sopravvivenza, non resta altro strumento che il ricorso alla violenza. E in tale contesto le risposte razionali è difficile trovarle, specialmente se urgenti. Azzardare suggerimenti, poi, rischia il ridicolo.

 

Cosa diversa è invece un tentativo di riflessione, perché la tragedia di qualche giorno fa colpisce un paese (e insieme noi tutti, cittadini europei) da tempo connotato da un malessere profondo, come del resto gli altri stati del vecchio continente, anche se ciascuno con connotati specifici.

 

 

Il terrorismo colpisce oggi infatti la democrazia nazionale francese del secondo dopoguerra, una democrazia che era diventata un impero, crollato mezzo secolo fa dopo una lunga crisi che aveva investito la stessa Quarta Repubblica e dalla quale i francesi avevano pensato di uscire con le riforme golliste. Ma si trattava di riforme concepite con un occhio al passato e rivelatesi un ripiego, un espediente incapace di cogliere il problema di fondo. 

 

Il terrorismo colpisce una democrazia che da troppi anni ormai sopravvive a se stessa, con una resistenza aggiustata alla meglio contro il rischio di una prevalenza dell’estrema destra e in un tempo politico nel quale sta scomparendo la storica contrapposizione tra destra e sinistra, che del confronto democratico era stata l’anima; e colpisce oggi in particolare il tentativo - non privo di elementi di novità – del candidato outsider Emmanuel Macron, una speranza già appesa a un filo e che dalle fucilate di ieri sera  ai Campi Elisi è rimasta devastata.

 

 

 

 

 


Commenti   

 
0 #3 Ariel 2017-05-15 23:53
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0 #2 ilSocialista 2017-04-23 00:47
putroppo in epoche di abbrutimen to sociale e culturale gli estremismi sono del tutto fisiologici da che monmdo è mondo si ain veste di causa che di effetto.
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0 #1 ilSocialista 2017-04-23 00:43
il problema della Francia e del Belgio in particolare è che hanno delle enclave etniche segregate in cui facilmente alligna il degrado economico, culturale e di speranze tra le seconde e terze generazioni di immigrati africani; il problema è destinato a prodursi col tempo anche da noi; integrazione sociale e piena occupazione sono le sole risposte possibili, il resto è passatempo; ma ai monetaristi-lib eristi, ovvero ai veri estremisti, sono cose che non interessano affatto; infatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti
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