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30/03/20 ore

Covid-19: l’emergenza non si gestisce con la politica degli annunci


  • Luigi O. Rintallo

Sabato notte sono state interrotte le trasmissioni televisive ed è apparso a reti unificate il presidente del Consiglio, che ha “annunciato” provvedimenti ancor più drastici per contrastare l’epidemia in corso.

 

Si dà il caso che tali provvedimenti devono ancora prendere la forma di un decreto che – forse – entrerà in vigore nella giornata di lunedì. Prosegue dunque la nefasta politica degli annunci a singhiozzo, dove ciò che conta non è agire e prendere decisioni, ma  “dar mostra” di farlo. Apparire prima che essere, insomma, è l’imperativo che detta le mosse di una classe dirigente che abusa di tale attributo.

 

In realtà non si dirige nulla, i messaggi inviati generano confusione ed equivoci. E mentre avviene tutto questo un’informazione accucciata si desta soltanto per abbaiare contro i cittadini, disorientati e incerti, per additarli come irresponsabili.

 

Di annuncio in annuncio si imbastiscono narrazioni prive di riscontri effettuali, come quella delle cento milioni di mascherine in arrivo dalla Cina sì, ma che se va bene saranno disponibili fra tre giorni e destinate ai medici. Per i cittadini - si dice - potrebbero essere disponibili tra due settimane. Ma tutto fa brodo nell’uso spudorato dell’emergenza a scopi puramente propagandistici o di testardo sostegno a scelte oggetto di più d’una perplessità, anche a livello internazionale.

 

Dal centro dell’amministrazione, da quello che dovrebbe essere il cuore pulsante delle iniziative atte a risolvere i problemi posti dalla diffusione del virus, pare che stenti a giungere un contributo utile. Al contrario, si ha l’impressione che funzioni piuttosto come un organo malandato, apportatore di impedimenti più che di risoluzioni.

 

Intanto, quasi ottomila medici offrono la loro disponibilità ad aiutare i colleghi degli ospedali più congestionati e – a nord come a sud – si rafforza la tendenza delle autonomie locali a soppiantare in proprio alle carenze di coordinamento centrale. Una situazione che dovrebbe spingere a domandarsi se davvero sia saggio soprassedere da qualunque mutamento di indirizzo nella gestione di questa drammatica emergenza.

 

 


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