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25/11/20 ore

Primarie Pd: i programmi di Renzi e Cuperlo, tra inconcludenze e retaggi del passato


  • Ermes Antonucci

Due considerazioni inevitabili emergono se si pone l’attenzione sui programmi dei due principali sfidanti alle primarie del Pd del prossimo 8 dicembre, Matteo Renzi e Gianni Cuperlo. La prima è che si conferma, nelle parole del sindaco fiorentino, una palese quanto imbarazzante assenza di qualsivoglia contenuto politico concreto ed articolato; la seconda considerazione, invece, riguarda il marcato carattere ideologico di stampo post-comunista sul quale risulta improntato il manifesto politico di Cuperlo. Osservazioni che è possibile comprendere se si guardano nel dettaglio i programmi dei due leader del Pd.

 

Matteo Renzi

 

Economia. Gli obiettivi del Rottamatore fiorentino sono tanti, sempre quelli: dalla lotta all’evasione fiscale alla diminuzione del debito pubblico, passando per il rilancio del Sud e la dismissione del patrimonio statale. Se nel programma delle ultime primarie, però, Renzi aveva provato a specificare, seppur in maniera timida (e spesso spropositata), le modalità con cui raggiungere tali obiettivi, questa volta di proposte neanche l’ombra. Sulla semplificazione della burocrazia, cavallo di battaglia del sindaco di Firenze, per esempio, tutto viene rimandato ad ipotetiche future riforme: "Inseguire la semplicità significa che il Pd proporrà progetti di riforma sul fisco, sulla giustizia e sulla pubblica amministrazione". Il Pd, insomma, "proporrà": quando e cosa non si sa. Stesso copione per il lavoro, un tema centrale (soprattutto in tempi di recessione), ma sul quale Renzi in modo quasi imbarazzante evita di esporsi, annunciando "un piano per il lavoro da presentare al Paese prima del prossimo Primo Maggio per raccontare che idee abbiamo".

 

Politica e Pd. Dopo essersi auto-definito "custode del bipolarismo", Renzi esprime la sua posizione sulla legge elettorale: "La legge elettorale che proponiamo ai cittadini nelle primarie dell’8 dicembre è una legge che sia chiara, che faccia sapere subito chi ha vinto e chi ha perso, che garantisca a chi ha vinto di poter fare, a chi ha perso di controllare e soprattutto ai cittadini di giudicare". Anche in questo caso, però, Renzi resta sul vago e non specifica con quale legge elettorale intenda rafforzare il sistema bipolare. Il sindaco fiorentino si è sempre schierato in favore di un generale sistema maggioritario a doppio turno, ma in concreto la sua proposta è ancora oscura, oltreché spesso contraddittoria.

 

Diritti. Per Renzi occorre "costruire un Paese avanzato sul tema dei diritti civili", più rispettoso, più inclusivo, "più incline a comprendere che le differenze sono una ricchezza, una straordinaria opportunità". Come esempi Renzi cita le legge contro la violenza sulle donne e quella invece ancora in discussione contro l’omofobia e la transfobia, ma evita completante di pronunciarsi sulle questioni più "spinose": matrimonio fra persone dello stesso sesso, coppie di fatto, adozioni da parte di coppie omosessuali, fecondazione assistita ma anche testamento biologico ed eutanasia.

 

Giustizia. "Proprio perché ci candidiamo ad essere il partito dei diritti – scrive Renzi – vogliamo essere anche il partito dei doveri, della legalità". Essere il partito della legalità significa chiedere "una riforma della giustizia civile, amministrativa, penale" e affrontare "la scandalosa questione delle condizioni di vita nelle carceri", passando però – si affretta a precisare Renzi – "dalla porta giusta". Quella rappresentata, cioè, non dall’amnistia o dall’indulto (visti come "una sorta di condono mascherato"), bensì dalla "riforma della Bossi-Fini, della Giovanardi, e della custodia cautelare". Tutte riforme, a ben vedere, contenute nei famosi referendum radicali che però Renzi, così come il Pd, ha bellamente ignorato, decretando il parziale fallimento della raccolta firme.

 

Europa. La parte del programma dedicata al futuro dell’Unione Europea è probabilmente quella più convincente. Il giudizio di Renzi è netto: "Non basta l’unione monetaria, il futuro è l’unione politica", ma "si può procedere nella direzione degli Stati Uniti d’Europa solo a condizione di investire di più su un’idea di identità europea". Le riforme da realizzare, in tal senso, sarebbero diverse: "Più potere per il Parlamento europeo, risorse certe ed autonome per il bilancio UE, elezione diretta del Presidente Europeo e poteri esecutivi per la Commissione, la progressiva equiparazione della Banca Centrale Europea a vero e proprio custode della moneta unica, sul modello della Federal Reserve negli Stati Uniti". Un percorso, insomma, che possa rendere l’Ue in grado di avere "una voce unitaria nella politica estera, un’attenzione non saltuaria alle emergenze umanitarie, alle guerre civili, ai conflitti dimenticati", e anche di "modificare il proprio approccio tecnocratico", fatto di politiche di austerity che "non risolvono i problemi di crescita".

 

Gianni Cuperlo

 

Di fronte ad un Renzi che riesce nell’impresa di toccare una pluralità di temi senza tuttavia entrare mai nel merito, lasciando praticamente le porte aperte a qualunque genere di soluzione e proposta, il programma di Cuperlo spicca per completezza e per l’alto grado di articolazione ed organicità. Nel caso di Cuperlo, però, emerge – come detto in precedenza – un continuo e quasi fastidioso riferimento a presupposti anti-liberisti propri di un’ideologia post-comunista sulla quale in gioventù risulta essersi forgiato il deputato Pd.

 

Economia. I principi a cui fa riferimento Cuperlo sono squisitamente legati alla tradizione di sinistra: giustizia sociale, equità nello sviluppo, contrasto alla povertà, redistribuzione del carico fiscale, coinvolgimento dei sindacati. Le questioni relative alla crisi economica trattate nel programma sono numerose, così come le risposte avanzate, spesso originali o comunque differenti dal solito sentito dire quotidiano: investimenti per la messa in sicurezza del territorio e delle scuole; avvio di un piano di sviluppo "che consenta di impegnare centinaia di migliaia di giovani in attività legate all’ambiente, alla cultura, alla tutela e valorizzazione del nostro patrimonio artistico e paesaggistico, all’economia digitale e allo sviluppo di attività e modalità di produzione innovative"; introduzione del reddito minimo di inserimento; ripensamento del titolo V della Costituzione; aumento delle risorse per scuola, università e ricerca; centralità del digitale.

 

Proprio sulle tematiche economiche, però, finiscono per emergere, in maniera quasi ossessiva, le tendenze di carattere post-comunista radicate nel pensiero di Cuperlo. E’ così che l’ex segretario della FGCI si ritrova a sventolare il vessillo dell’anti-liberismo a ogni piè sospinto: "L’ideologia secondo la quale il privato è sempre più efficiente del pubblico e il mercato determina da sé l’allocazione migliore delle risorse ha dilapidato una parte consistente del patrimonio industriale e produttivo del Paese". E ancora: "La sinistra ha reagito con debolezza all’affermazione di un liberismo senza freni e vincoli, di un’economia piegata alla speculazione finanziaria, con indici di borsa divenuti più preziosi del valore sociale del lavoro e della sua dignità". Questa piattaforma culturale conduce Cuperlo a teorizzare addirittura il superamento di "un secolo di cultura fordista" (sic!), e a prospettare una nuova stagione di intervento statale in campo economico: "Anche alla luce di un giudizio critico sulle privatizzazioni degli anni Novanta, che hanno visto un capitalismo privato incapace di occupare lo spazio lasciato libero dallo Stato, oggi occorre rafforzare le aziende italiane, sperimentando all’occorrenza in modo pragmatico nuove forme di intervento pubblico nella compagine azionaria dei grandi complessi strategici".

 

Politica e Pd. Cuperlo, come Renzi, dice di voler lavorare "per una moderna democrazia dell’alternanza, fondata su grandi partiti di tipo europeo" e che, per quanto riguarda la legge elettorale, "continueremo a batterci per il maggioritario a doppio turno di collegio". Le idee del deputato Pd, però, risultano più chiare: "Le intese vanno cercate nel quadro di un rafforzamento della forma di governo parlamentare, sul modello del cancellierato o del governo del primo ministro". Anche in questo caso, tuttavia, – in modo emblematico – Cuperlo non trattiene i propri istinti anti-liberisti, proclamando fermamente: "Bisogna costruire l’alternativa di un nuovo centrosinistra. Non una semplice alternanza di governo dentro i binari dell’ortodossia liberista".

 

Diritti. La "rivoluzione della dignità", dalla quale prende il nome la mozione di Cuperlo, trova la sua base, nelle parole del suo promotore, proprio sui diritti umani: "La nostra profezia è la promozione della dignità di ognuno, nel mondo e nelle nostre città". Anche su questo argomento le posizioni di Cuperlo sono molto più concrete di quelle espresse dallo sfidante fiorentino e con uno spunto certamente più liberale: abolizione della Bossi-Fini e del reato di clandestinità, "sì a una legge saggia sul fine vita, sì a una legge che estenda alle coppie gay pari diritti e pari doveri, riconoscendone la dignità sociale e tutelando i diritti dei loro bambini, sì al miglioramento della legge contro l’omofobia, sì alla piena applicazione della 194, sì a un nuovo testo per la fecondazione assistita, sì alla cittadinanza, sì all’estensione delle tutele per le donne in maternità, sì a una battaglia contro ogni discriminazione".

 

Giustizia. Cuperlo, come Renzi, pone l’attenzione sulla necessità di riformare la giustizia civile e di affrontare "la drammatica emergenza carceraria, vergogna del nostro Paese". L’ex leader della FGCI però, a differenza del sindaco di Firenze, accetta l’ipotesi di ricorrere ad un’amnistia o un indulto, seppur solo al termine del percorso di ristrutturazione del sistema giustizia, che deve passare attraverso "la riforma della custodia cautelare, la depenalizzazione dei reati minori e il superamento delle fallimentari leggi manifesto della destra (la Bossi-Fini sull’immigrazione, la Fini-Giovanardi sulla droga, la ex-Cirielli sul versante dell’inasprimento delle pene)". Anche qui, a parte i dubbi leciti relativi alla possibilità che una riforma della giustizia possa avviarsi senza l’apporto iniziale di un’amnistia, vale lo stesso discorso per Renzi, non avendo Cuperlo mai espresso opinioni favorevoli né tantomeno firmato i referendum radicali, incentrati proprio su questi temi.

 

Europa. Anche Cuperlo intravede come orizzonte ideale e politico gli Stati Uniti d’Europa, finalmente capaci "di promuovere la crescita, l’occupazione e la coesione sociale" attraverso svariate riforme: dall’introduzione "di parametri sociali vincolanti da affiancare a quelli legati alla competitività e alla finanza pubblica" all’istituzione di un "fondo europeo di stabilizzazione che finanzi gli ammortizzatori sociali legati alle fluttuazioni del ciclo economico", finanche all’introduzione "di un salario minimo europeo" e la creazione di "un Fondo europeo per il riscatto del debito" con cui ridurre i differenziali tra i tassi di interesse. La mossa di Cuperlo in vista delle elezioni europee della prossimo maggio è netta e passa per l’ingresso del Pd nella grande famiglia del Socialismo europeo (mentre Renzi, più timidamente, parla solo di "maggiore integrazione con il PSE"). L’obiettivo è quello di spingere l’Ue a voltare pagina rispetto alle politiche di austerità e rilanciare un modello di economia e società "basato sul welfare state, la democrazia sociale di mercato e la centralità della persona".

 

 


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