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04/08/20 ore

Trattativa Stato-Mafia, 'Repubblica' di 'Fatto' isola Scalfari e va contro Napolitano


  • Ermes Antonucci

La solida ed inamovibile linea scalfariana a sostegno del presidente Napolitano nella vicenda della trattativa Stato-mafia sembra perdere consenso all’interno del vasto, e ormai contraddittorio, universo di 'Repubblica'.

 

Avevamo parlato, giorni fa, dello scontro aperto tra Repubblica e MicroMega, entrambi parte del Gruppo Editoriale l’Espresso, con il secondo praticamente adagiatosi sul binario giustizialista del 'Fatto quotidiano' per convenienza editoriale.

 

La filosofia del Fatto ora appare sempre più in grado di far breccia nella stessa redazione di 'Repubblica', con il probabile beneplacito del direttore Ezio Mauro e disappunto del suo fondatore. L’ultimo segnale di questo cambio di rotta è stata l’intervista di Liana Milella al procuratore di Torino Giancarlo Caselli dal titolo, a caratteri cubitali, “troppi veleni sui pm, la libertà di parola va garantita”.

 

Un’intervista che rappresenta una continuazione dei dubbi esplicitati da Liana Milella sul suo blog: “Si può discutere delle intercettazioni di Napolitano, si può non essere giuridicamente d’accordo sul fatto che siano distrutte o conservate, tant’è che il presidente si è rivolto alla Consulta”.

 

Un filone che va ad impattare con il precetto garantista di Eugenio Scalfari, che alcune settimane addietro evidenziava con forza la “grave infrazione compiuta da quella Procura la quale deve sapere che il Capo dello Stato non può essere né indagato né intercettato né soggetto a perquisizione”, e che contemporaneamente attaccava quei giornali che “conducono da tempo una campagna sul cosiddetto caso Mancino per mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica”.

 

Anche Barbara Spinelli, altra firma celebre di 'Repubblica', con ampi interventi proprio su MicroMega sembra disinteressarsi ai moniti del fondatore, tant’è che dal Fatto viene definita una “donna lucidissima” e che, addirittura, “meriterebbe di salire sul Colle nel 2013”.

 

Insomma, l’azione di estremizzazione del dibattito condotta dal 'Fatto' sta trascinando verso di sé anche parte di 'Repubblica', in uno scontro che vede relegata sempre più ai margini la figura di Scalfari.

 

L’ultima azione del giornale diretto da Padellaro è la raccolta firme per sostenere i pm di Palermo, “accerchiati da Quirinale, Csm, Avvocatura dello Stato, Pg della Cassazione e governo”, e “difesi solo da Di Pietro”. È così che l’emergere di una questione meramente giuridica – e la volontà di risolverla – diventa un “accerchiamento”, e gli insulti dipietrisi diventano “difesa”.

 

Non ci sono vie di mezzo, per i moderni paladini della giustizia: o si è in favore dei pm (e si permette loro di nuotare in piena libertà in una lacuna giuridica), o si è contro di loro.


Commenti   

 
0 #3 franco 2012-08-14 15:31
LA CONOSCENZA DELLA VERITA' RENDE LIBERI!
ora che il presule dei sinistri ha sostituito il legittimo governo Berlusconi, con questo golpista di sicari finanziari delle cupole mafio-sioniste- massoniche, in c..o al 'popolo sovrano- BUE, così da far degenerare il regime partitocratico a delinquere in questa dittatura di rapina fiscale-bolscev ica, potrebbe ben togliere il disturbo prima di fare altri danni!
ora con tutti i problemi apportati a noi sventurati sudditi, tanto da indurne sempre + alla disperazione fino al suicidio, questo suo agitarsi x la legge elettorale, che serve solo x la gestione mafiosa del potere della casta, pare alquanto fazioso, è di solo interesse dei suoi mandatari vetero comunisti riciclati: i sudditi hanno ben altri problemi a causa di detti parassiti e della loro predazione istituzionale ultradecennale!
il nostro voto:

NON SPRECHIAMOLO!
NON VOTIAMOLI!
MANDIAMOLI A LAVORARE!

O MEGLIO TUTTI AFFAN...!
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0 #2 Pereira50 2012-08-14 11:35
«Sai, Gaspare, debbo smettere perché mi ha telefonato il ministro, ma…manco una mezz’oretta e vengo». Salvatore Borsellino cita continuamente questa frase, ma mai ricorda quel che Paolo Borsellino disse allo stesso Mutolo al suo ritorno dal Viminale. Se proseguiamo nella lettura de «L’agenda rossa», nella stessa pagina 146, possiamo leggere il seguito del racconto di Mutolo: «Quindi (Paolo Borsellino) manca qualche ora, quaranta minuti, cioè all’incirca un’ora, e mi ricordo che quando è venuto, è venuto tutto arrabbiato, agitato, preoccupato, ma che addirittura fumava così distrattamente che aveva due sigarette in mano. Io, insomma, non sapendo che cosa (…) Dottore, ma che cosa ha? E lui, molto preoccupato e serio, mi fa che viceversa del ministro, si è incontrato con il dott. Parisi e il dott. Contrada…»
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0 #1 Pereira50 2012-08-14 09:24
una campagna sul cosiddetto caso Mancino per mettere in difficoltà il Presidente della Repubblica -
Il caso Mancino fu sollevato oltre tre anni fa da Salvatore Borsellino a piazza Farnese:
http://protesta-univr.blogspot.it/2009/02/discorso-di-salvatore-borsellino-piazza.html
Ma tutti i media puntarono sul cartello
Napolitano mentre Salvatore Borsellino
aveva attaccato in modo feroce Nicola Mancino, chiamandoLo, tra l'altro, persona indegna.
Quando la video intervista usci sul Corriere della Sera il 17.07.2009, ad oras, ci fu la repplica con una lettera, dove da una parte si conferma la telefonata e contemporaneame nte si nega l'incontro. Solo ultimamente ha ammesso di non poter escludere di avergli stretto la mano.
Dimenticandosi che nella lettera ha ammesso di avergli telefonato !
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