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25/05/17 ore

Grillo e la democrazia dei crash



dal blog di Luca Sofri

 

A me Beppe Grillo piace. Mi ha sempre fatto ridere, è spiritoso, gli vengono delle battute brillanti, ho anche visto questa sua ultima cosa su Netflix e ogni tanto ridevo, senza riuscire a scandalizzarmi più di tanto per le balle, perché io Beppe Grillo l’ho conosciuto che faceva il comico, e per fare il comico un po’ inventi, un po’ imbrogli, e nessuno si scandalizza, siamo qui per divertirci e tu sei bravo.

 

Poi si è messo a fare il politico, ma io vedo ancora quello che fa lo spiritoso e non sta dicendo sul serio, e non mi viene da indignarmi per le balle: quando fa l’incazzato aizzatore allora diventa banale e noioso, nel campionato di Di Pietro e Salvini, ma sarà che appunto ero davanti alla tv già ai tempi di Te la do io l’America, a me sembra di saperlo che non ci crede neanche lui.

 

Una volta, qualche anno fa, l’ho visto tuonare contro la TAV spiegando che non aveva senso voler portare enormi mozzarelle in treno attraverso il Nord Italia: faceva ridere, questa immagine della grande mozzarella sul treno, ma non è che uno potesse prenderla sul serio come obiezione alla TAV. Boh, almeno non io. Sono andato a leggere con qualche giorno di ritardo quel suo post sulla democrazia esercitata via voto online, perché le riflessioni meno ringhiose del solito e i temi della democrazia mi interessano, e perché – confesso – la similitudine con la banca online di cui avevo letto mi sembrava buona, sulle prime.

 

Scagliarsi contro la "democrazia dei clic" è come protestare contro il “bonifico dei clic” e rimpiangere i tempi in cui dovevi fare la fila in banca per pagare l’affitto o mandare soldi ai tuoi figli, o come prendersela con l’e-commerce perchè andare fisicamente in un negozio sarebbe meglio per fare un acquisto.

 

È convincente, no? Certo che votare online è più comodo che andare a votare nei seggi. Però è come la mozzarella: stai dicendo una cosa che colpisce ma che non c’entra niente con la realtà. Stai imbrogliando, per farci ridere: ah, ah, ha...

 

- prosegui la lettura su wittgenstein.it

 

 


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