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12/08/20 ore

I nuovi referendum radicali, libertà di scelta nella destinazione dell’8 per mille


  • Francesca Pisano

Il referendum sulla libertà di scelta nella destinazione dell’8x1000 fa parte dei dodici quesiti che i Radicali stanno promuovendo per cambiare la società e rendere consapevoli e partecipi i cittadini, laddove le istituzioni non sanno intervenire o non vogliono assumere una posizione nuova.

 

Scegliere per prendere parte, essere informati per dire: “no, non vogliamo cambiare oppure sì, decidiamo noi perché la norma venga abrogata”. Si tratta dell’articolo 47 della legge n. 222 del 1985. Al terzo comma esso prevede che “in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione delle scelte espresse”.

 

E’ insomma un bypassare la volontà non palesata da parte del singolo contribuente per arrivare a decidere al suo posto, accumulando in questo modo denaro per un fondo che annualmente raggiunge la somma di circa 600 milioni di euro. La legge su indicata fissa gli ambiti nei quali vengono impiegati i fondi da parte dei beneficiari dell’8x1000, oltre al metodo per il calcolo della quota.

 

Ogni anno i contribuenti devono indicare nella dichiarazione dei redditi a chi destinare tale imposta, ricavata dall’IRPEF. Tuttavia, le quote di coloro che non hanno manifestato questa preferenza - e che non hanno quindi scelto – vengono redistribuite in proporzione a quelle attribuite espressamente da parte dei cittadini. Come a dire che le persone che danno un’esplicita indicazione incidono fortemente su quelle che “dimenticano” o omettono di dichiarare la loro volontà.

 

I Radicali mirano invece, attraverso il referendum, a fare in modo che questa quota, non specificamente assegnata dal contribuente, “rimanga in capo al bilancio generale dello Stato”. In questo modo tornerebbe a prevalere un principio di attribuzione certamente più laico.

 

Occorre considerare, infatti, che il meccanismo attualmente vigente favorisce di fatto la Conferenza episcopale italiana, visto che solo il 40% circa dei contribuenti esprime una preferenza e più dell’80% di queste scelte è rivolto alla Chiesa cattolica, secondo i dati riportati dall’Associazione UAAR, sostenitrice del referendum.

 

Certamente la Chiesa è supportata, nel suo operato, dalla campagna mediatica portata avanti in suo favore da una delle agenzie pubblicitarie più importanti al livello mondiale: la Saatchi & Saatchi. Essa non teme, fra l’altro, alcuna concorrenza da parte dello Stato o delle altre confessioni religiose, del tutto disinteressate, a quanto sembra, a farsi grande propaganda.

 

Sarebbe importante che i canali Rai divulgassero una campagna informativa promuovendo la firma per lo Stato e illustrando quali sono le finalità da esso perseguite attraverso la quota dell’8x1000: lotta alla fame nel mondo, assistenza dei rifugiati, soccorso per calamità naturali e salvaguardia dei beni culturali.

 

Si manifesta così l’ennesimo paradosso tutto italiano in base al quale la televisione pubblica non fornisce un’informazione esaustiva su come funziona l’8x1000 e su quali siano in verità tutte le possibili scelte che il cittadino può esprimere.


 Cambiamo noi, gli altri referendum a cura di Francesca Pisano

 

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