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05/07/20 ore

Referendum sulla Giustizia, firme annullate senza un perché


  • Ermes Antonucci

Sono quasi 900mila le firme ritenute non valide dalla Corte di Cassazione per la presentazione dei sei referendum radicali sulla giustizia. Le motivazioni di questo annullamento di massa, tuttavia, sono ancora oscure, come hanno denunciato oggi i radicali durante una conferenza stampa.

 

Giuseppe Rossodivita, del Comitato Promotore Referendum Giustizia Giusta, ha sottolineato che sono precisamente 897.985 le firme considerate non valide nell’ordinanza emessa dalla Corte. Ma la cosa più incredibile è che, a fronte di questa enorme quantità di firme, la Corte “non si sia sentita in dovere di spiegare al corpo elettorale il perché queste firme siano state considerate invalide”.

 

Un’azione che viola non solo i principi giuridici – “un’ordinanza è un provvedimento motivato, e qui le motivazioni non si leggono da nessuna parte” ha spiegato Rossodivita – ma anche la prassi fatta propria dalla Corte: “Nell’ordinanza ammissiva del 1971 per il referendum sul divorzio furono annullate migliaia di firme, ma con un elenco di motivazioni dettagliato e preciso. Quei magistrati avevano sentito il dovere di scrivere per far sapere ai cittadini perché erano state annullate le firme, mentre oggi i supremi giudici non ci hanno fatto sapere alcunché”.

 

Come se non bastasse, la Corte di Cassazione ha ritenuto di non voler instaurare alcun contraddittorio con i promotori del referendum, come previsto dalla legge 352 del 1970: “Ciò è avvenuto – ha proseguito Rossodivita – perché le irregolarità riscontrate non sono state considerate sanabili. Ma nessuno sa, se non loro, se queste irregolarità erano sanabili o meno, perché non ce le hanno descritte. I magistrati se la sono suonata e cantata da soli”.

 

Se si osservano in dettaglio, poi, i dati relativi alle firme ritenute invalide, la situazione diventa ancor più paradossale. La percentuale delle firme annullate nei sei quesiti referendari – come ha evidenziato la segretaria dei Radicali Italiani Rita Bernardini – va dal 22% (nel caso del primo quesito sulla responsabilità civile dei magistrati) ad addirittura il 39,51% (nel caso del quinto quesito sull’ergastolo).

 

Ad essere ritenute invalide, cioè, sarebbero state dalle 123mila alle 211mila sottoscrizioni per ognuno dei quesiti. “Ma com’è possibile – si è chiesta Bernardini – che, votando nello stesso momento, la stessa firma venga annullata nel 22% dei casi per il primo referendum, e nel 40% dei casi per il referendum sull’ergastolo? C’è una differenza di 80mila firme annullate”.

 

Numeri impressionanti, li ha definiti anche Valerio Spigarelli, presidente dell’Unione Camere Penali: “Non penso ci siano mai state percentuali di firme annullate così alte. Dobbiamo verificare la responsabilità di chi ha raccolto le firme soprattutto all’interno della casa dello Stato, delle istituzioni”.

 

La battaglia dei radicali, dunque, proseguirà, e non si ridurrà al mero accertamento delle responsabilità sul caos della raccolta firme: “Le firme sono state raccolte, la volontà popolare è stata chiara, perché sono temi imprescindibili per la riforma della giustizia” ha spiegato Spigarelli.

 

Così, i radicali hanno già annunciato un ricorso interno e, se possibile, anche internazionale, presso la Corte Europea dei diritti dell’uomo o altri organismi dell’Onu.

 

Nel corso della conferenza stampa è intervenuto anche Marco Pannella, che, più che entrare nei dettagli della vicenda, ha preferito esprimere una certa delusione a livello personale nei confronti del presidente della Corte di Cassazione, Corrado Carnevale, oggetto in passato di lotte da parte degli stessi radicali (tra i pochi a difenderlo quando venne condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, condanna poi annullata in Cassazione).

 

Ai margini della conferenza stampa, infine, anche un riferimento al ruolo tenuto da Pd e Pdl nella raccolta firme: “Pd non pervenuto – ha commentato Rita Bernardini –, anzi, qualcosa è pervenuto, cioè che alcuni nostri compagni sono stati buttati fuori da alcune feste dell’unità e che Renzi ha detto no alla firma perché queste riforme deve farle il parlamento”. Sul Pdl, invece, Bernardini si è detta certa che “Berlusconi abbia avuto una parte del partito che ha remato contro”.

 

 


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