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24/06/18 ore

Riforma dell'Ordinamento penitenziario: tempi stretti, strettissimi!



Non bisogna farsi illusioni: in una campagna elettorale che tratta i grandi problemi di attualità di sfuggita o li ignorati del tutto, figuriamoci la fine che possono fare i temi della giustizia e delle carceri, che “forse vengono evocate solo con la famosa frase buttiamo va la chiave”. Ma è proprio per questo, e a maggior ragione, che i radicali non demordono, proseguendo la battaglia per un sistema che rispetti i diritti umani e della persona, come da Costituzione finora disattesa.

 

Presso la sede del partito radicale è stato ieri fatto il punto della situazione, nel corso di una conferenza stampa, purtroppo disertata da un mondo dell'informazione evidentemente in perfetta sintonia con quello politico.

 

Logica conseguenza, i lettori dei giornali questa mattina non hanno potuto nemmeno per caso apprendere dell'iniziativa nonviolenta che vede impegnata dal 20 gennaio Rita Bernardini nello sciopero della fame, con il coinvolgimento di migliaia di detenuti – circa 8 800 - che hanno scelto di partecipare al satyagraha per la definitiva approvazione dei decreti delegati riguardanti la riforma dell'ordinamento penitenziario.

 

Lo storia ormai va avanti da tempo e già in occasione del giubileo dei carcerati, con la marcia per l'amnistia nel nome di Papa Francesco e Marco Pannella, il Partito radicale aveva “chiesto lo stralcio della riforma dell'ordinamento penitenziario da tutta la riforma del sistema penale proposta dal ministro Orlando, per evitare che le divisioni esistenti su intercettazioni telefoniche e prescrizione potessero influire sulla parte della legge che vedeva invece le forze politiche sostanzialmente d'accordo all'unanimità.

 

I radicali avevano altresì messo in guardia più volte il ministro Orlando sul rischio elezioni, che avrebbe reso tutto più difficile in vista del via libera definitivo. E così è stato.

 

Il consiglio dei ministri ha approvato solo il 22 dicembre scorso una prima parte della decreti delegati, riferita all'applicazione delle pene alternative. Con molto comodo le commissioni parlamentari hanno poi espresso il parere previsto non vincolante. In particolare, quella del Senato “sconvolge completamente l'impianto”, nella direzione di lasciar tutto sostanzialmente come prima.

 

L'iter prevede ora la risposta del Governo, che può accogliere le osservazioni o - come i radicali auspicano – può procedere alle controdeduzioni, a cui le commissioni devono rispondere entro dieci giorni con le eventuali obiezioni. Dopodiché il Cdm potrà decidere di adottare liberamente il testo voluto.

 

Visti i tempi stretti, la speranza di veder completato il tortuoso percorso legislativo è condizionato dalla convocazione entro questa settimana del primo Cdm necessario. Da qui l'appello di Rita Bernardini, che chiede al premier Gentiloni almeno di procedere con questo pezzo della riforma penitenziaria, fermo restando l'impegno di varare la parte residua non appena possibile. (red)

 

- Guarda il VIDEO della conferenza stampa (da radioradicale.it)

 

 


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