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18/08/19 ore

200 Marx. Il futuro di Karl al Macro di Roma


  • Giovanni Lauricella

Viene da domandarsi quale filosofo viene ricordato così calorosamente e per così lungo tempo, quattro giorni, per il suo pensiero; mi chiedo pure come mai un museo d’arte contemporanea si prende più di tutti la responsabilità culturale di celebrare Marx, manco fosse la sede nazionale della FIOM.

 

Tutti i paesi che hanno avuto a che fare con il comunismo, eccetto pochi, hanno messo al bando questo filosofo anche perché sono stati paesi che per tirarsi fuori dal comunismo hanno dovuto pagare un tributo di sangue altissimo, mentre qui a Roma si fa la festa, con dibattiti, proiezioni di film e mostre sull’immagine di Carlo Marx. Una manifestazione imbarazzante. Nemmeno il Papa accettano più il culto dell’immagine, mentre al MACRO, con una gestione che si sente migliore delle altre si  espongono le icone di Marx mobilitando numerosi artisti allo scopo, come a proporne l’idolatria. 

 

Che promozione culturale! Peccato che i fondi non siano sufficienti! Come spesso dicono quelli del settore. Un grazie speciale va a Luca Bergamo, vice sindaco e assessore alla cultura, cultura che adesso tenterò di spiegare.

 

Ho detto fortunato perché Carlo Marx deve a Engels il successo che ha avuto, professore universitario che lo sponsorizzava al punto di pagargli i debiti di gioco, di bere e di casa di quando stava a Londra dove “scappò” e dove era isolatissimo, proprio nella capitale della rivoluzione industriale, a dispetto delle sue teorie sulla società consumistica che poi praticava al peggioin una vita scellerata e dissoluta.

 

L’Inghilterrae la Germania, i paesi che all’epoca erano i più industrializzati al mondo, rimasero impermeabili alle sue teorie proprio perché erano sbagliate.

 

Un “grande pensatore” che non ha mai capito che proprio le leggi sui diritti che hanno i paesi capitalisti danno dignità al lavoratore, non la dittatura del proletariato che al contrario ne espropria i diritti e dà i lavoratori in pasto alle ambizioni del leader di turno, che altro non è se non un dittatore mascherato e portato al potere da strutture burocratiche lontane dal popolo al quale si richiamano.

 

Si fa la celebrazione della nascita di Carlo Marx perché lo si presenta sfacciatamente come se fosse uno che non ha colpe quando invece si sconta l’assurdo che non si sanno le atrocità commesse in suo nome e che ancora manca la conta dei morti provocati dal comunismo.

 

Ma non sono le disquisizioni ideologiche a interessarci quanto il fatto che viene dato un “bene comune”, com’è il sottotitolo di Asilo, cioè un museo, per far fare dei comizia persone che tra l’altro hanno pure perso il consenso politico. Un fatto veramente strano che non ha niente a che vedere con l’arte e nemmeno con il futuro, come sostiene bizzarramente il titolo dato alla manifestazione.

 

Questo è l’ennesimo episodio di quanto il MACRO si sia così tanto scollegato dal contesto artisticoal punto che lo possono dare per iniziative politiche.

 

Non penso ci sia altro da aggiungere, solo il fatto che il tutto viene spacciato per arte contemporanea, forse intesa come arte dell’arrangiarsi al giorno d’oggi… 

 

 

 

200 Marx. Il futuro di Karl

Dal 13 al 16 dicembre 2018

MACRO, Roma

 

 


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