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23/09/17 ore

Il gioco dei media nell’ascesa del Movimento 5 Stelle


  • Antonio Marulo

La notizia ha tenuto banco per tutta la giornata ieri: il M5S, secondo l'ultimo sondaggio diffuso dal "Corriere delle Sera", registra un consenso virtuale mai avuto, al 32%. Questo nonostante tutto. Dove per tutto possiamo includere - tanto per restare alla stretta attualità - la sterile e dannosa quotidianità romana della giunta Raggi, l'ambigua titolarità del sacro blog e le divisioni interne sul caso Genova, tra atti di fede verso il garante e le spacconate a modello Marchese del Grillo.

 

Pare si confermi insomma un consolidamento dell'elettorato grillino, che non teme scossoni e inciampi di sorta, le cui motivazioni vanno ricercate anche nel non marginale ruolo dei media televisivi che, fin dai tempi dei vaffa di Beppe Grillo in pubblica piazza trasmessi in diretta e in differita nei talk tv e telegiornali, danno un rilevante contributo alla formazione del consenso pentastellato oltre i limiti della cerchia cosiddetta webete, cavalcando l'onda anti-casta secondo le richieste e gli auspici della Casaleggio & Associati su modi e tempi delle ospitate tv.

 

In tal senso, stanno diventando un vero e proprio format le interviste di Giovanni Floris ai leader dei 5 stelle designati nel programma del Martedì su La7, dove tutte le settimane si alternano e si scambiano il testimone in prima serata Di Battista e Di Maio, per rispondere con il solito armamentario di frasi fatte e concordate con lo Staff alle obiezioni del bravo giornalista che si finge fustigatore, mentre gli applausi telecomandati scattano a sproposito ogni duepertre.

 

Nella puntata di ieri si è potuto apprezzare - dopo il fuoco di fila di domandine del conduttore, anche il fin qui negato contraddittorio, che ha visto l'aspirante premier Di Maio confrontarsi con i garbati contrappunti del notista politico Massimo Franco e la presunta competenza in materia dell'attore Claudio Amendola. Ne è scaturito il solito servizio propagandistico, che fa il paio per grandi linee con l'intervista al vicepresidente della Camera pubblicata nel medesimo giorno dal "Corriere della Sera", a mo' di gioco di squadra tra i due media di Urbano Cairo.

 

Questo citato rappresenta solo un esempio dell'andazzo generalizzato nel panorama dell'informazione politica italiana, che ormai tira la volata alla demagogia anti-politica, prefigurando e paventando, come unica alternativa all’orizzonte, l’accozzaglia proporzionalista ancien régime di partiti e partitini scissi, già divisi al proprio interno, ma che si uniscono contro il pericolo comune. Non proprio una prospettiva esaltante, a conferma che, comunque vada e salvo sorprese, mala tempora currunt.

 

 


Commenti   

 
0 #6 Christal 2017-05-16 01:28
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0 #5 Enrice 2017-03-24 17:37
Caro Marulo Lei non ha colto o non vuole cogliere, Le ricordo solo due vicende degli ultimi giorni, il caso Minzolini e il caso vitalizi dei parlamentari, la gente si fa un'idea precisa dei rappresentanti di partiti politici nella fase delle loro espressioni di voto e fa le proprie scelte.
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0 #4 Anna 2017-03-24 14:39
Dal comico alle macchiette... cresce il cambiamento fasullo...
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0 #3 roby63 2017-03-23 09:29
Ma chi scrive articoli tanto insulsi!! abbiamo le tasche piene di voi giornalai di regime
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0 #2 ilSocialista 2017-03-23 08:01
...ma un certo Zygmunt Bauman non ti dice nulla? Per carità non sia mai
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0 #1 ilSocialista 2017-03-23 07:53
amico mio, come spesso ti succede rischi di fare la Alice nel paese delle meraviglie: quello che ha fatto Grillo lo ha fatto Berlusconi venti anni prima e Renzi si è accodato sulla scia; la fine della poilitica di massa ha visto l'ascesa del verticalismo verticista dell'uomo solo al comando dai poteri taumaturgici, visto come unica alternativa allo sfilacciamento sociale liquido postmoderno; sono fenomemeni che dovresti ben conoscere se vuoi scrivere su un giornale; il tutto supportato da elettronica e ICT. E' il Postmoderno, bellezza, assieme alle liste fatte di vertici cooptati.
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