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23/10/17 ore

Mastella, una piccola summa del “metodo” Mani Pulite


  • Antonio Marulo

Antonio Di Pietro la scorsa settimana – in sordina – l'ha sparata grossa, ammettendo di aver “fatto - pagandone le conseguenze - una politica sulla paura (…) La paura delle manette, la paura del, diciamo così, sono tutti criminali, la paura che chi non la pensa come me sia un delinquente”. Non è stato il solo, bisogna però dire. A pagarne le conseguenze, intendiamo.

 

Da Mani Pulite prese infatti forma un “metodo” che ci siamo portati con varie articolazioni fino ai giorni nostri. Tant'è che ogni tanto spunta un frutto marcio. Come la fresca assoluzione di Clemente Mastella, a nove anni dai fatti che ebbero come strascico immediato la caduta di un governo Prodi. Si chiude così, con i consueti tempi biblici della nostra mala-giustizia, una vicenda che costituisce a suo modo una piccola summa delle perversioni causate dal corto circuito politico-giudiziario di cui è preda il Paese dall'ormai lontano 1993.

 

Le ricostruzioni agiografiche, che si fanno negli anniversari di quel periodo, confermano che la storia la fanno sempre i vincitori. Uno di questi, l'ex Tonino nazionale, una volta passato dalla parte dei perdenti, ha però iniziato a riordinare le idee, perché – dice - “oggi come oggi, avviandomi verso la terza età, mi rendo conto che bisogna rispettare le idee degli altri”.

 

Di quella stagione Di Pietro ha detto di portare con sé una conseguenza: “con Mani Pulite si è distrutto tutto ciò (non proprio tutto, eh... ndr) che era la cosiddetta Prima Repubblica: il male, e ce n’era tanto con la corruzione, ma anche le idee, perché sono nati i cosiddetti partiti personali...”, ma anche – aggiungiamo – i magistrati che fanno politica, l'uso politico delle inchieste, l'anti-politica... fino ad arrivare al movimento di incompetenti spregiudicati guidati da un ex comico e una società privata di Milano, che lo stesso fondatore di Italia dei Valori ben conosce essendone stato il testimonial prima di essere sostituito da Grillo...

 

 


Commenti   

 
0 #5 ilSocialista 2017-09-14 23:57
il valore della moneta è conservato come un feticcio feroce al prezzo di moltitidini che non hanno un cazzo da fare di realmente pagato nè hanno possibilità di trovarlo nello spazio di una singola esistenza.
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0 #4 ilSocialista 2017-09-14 23:53
una inflazione così bassa che non è temporanea ma è diventata un fenomeno struttturale ed epocale non è un esercizio di virtù, ma equivale ad un cilicio monastico messo alle costole della società la quale manifesta il proprio bruciante ed apparentemente inspiegabile disagio per vie spesso traverse
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0 #3 ilSocialista 2017-09-14 23:48
il guaio è che in un sistema sociale improntato allo stretto monetarismo i soldi circolano come forsennati nelle sfere virtuali della finanza informatizzata ma hanno una scarsa tendenza a circolare nella economia comune e materiale; il che provoca uno spasmodico continuo ed insopprimibile lamento di carenza che si esprime in varie forme
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0 #2 ilSocialista 2017-09-14 14:46
è evidente che da tutta europa sorge un unico urlo con un afflato pari soltanto all'inno alla gioia di beethoven: "aridateci i quattrini!"; proprio nell'era del monetarismo era inevitabbile che si giungesse a un tale livello di bassezza; si poteva prevedere fin dall'inizio.
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0 #1 ilSocialista 2017-09-14 14:41
a conferma delle pulsioni scioviniste e nazionaliste inoculate dal morbo monetarista-lib erista nella masse europee c'è l'intenzione della Polonia di chiedere i danni della seconda gfuerra moondiale alla Polonia; se è per questo al Germania ci deve ancora ridare le aquile sottratte alle legioni di Varo nella selva di Teutoburgo; saranno ancora nascoste da qualche parte
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