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18/06/19 ore

Turchia-Siria, prove di guerra



Dopo un anno e mezzo di minacce e crescenti tensioni, la guerra tra Turchia e Siria sembra oramai inevitabile. Ankara, secondo quanto annunciato dall'ufficio del primo ministro Erdogan, avrebbe risposto ai bombardamenti dell'artiglieria siriania di ieri nel villaggio di frontieria di Akcakale, in cui sono rimasti uccisi cinque cittadini turchi. “La Turchia ha colpito obiettivi siriani individuati dai radar al confine”, è quanto ha infatti dichiarato il Governo presieduto da Erdogan con un comunicato letto alla tv di Stato.

 

Il parlamento turco, secondo cui la crisi siriana rappresenta una minaccia per la sicurezza del Paese, dopo aver chiesto al Consiglio di sicurezza di intervenire contro Damasco, si è riunito in sessione straordinaria per discutere un progetto di legge che autorizza operazioni militari fuori dai confini nazionali.

 

Sul fronte diplomatico, a Bruxelles é stata convocata nottetempo una riunione d'urgenza degli ambasciatori di tutti i paesi membri dell'Alleanza: la Nato, si legge in un comunicato, “continua a sostenere la Turchia (già a fine giugno Ankara aveva chiesto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu di intervenire contro la Siria per l'abbattimento di un caccia turco sul Mediterraneo ma il veto di Russia e Cina avevano bloccato ogni condanna, n.d.r.) e chiede l'immediata cessazione di questi atti così aggressivi contro un alleato e intima al regime siriano di cessare queste flagranti violazioni della legge internazionale”.

 

Dal canto suo la Siria ha rotto il silenzio esprimendo cordoglio, per bocca del suo ministro dell'Informazione Omran Zoabi, per le vittime turche dei bombardamenti e chiedendo “ai Paesi vicini di rispettare la sua sovranità territorale e di fermare i terroristi che varcano il confine ed entrano nel Paese”.

 

E mentre risulta oramai chiaro a tutti gli Stati, secondo il ministro degli Esteri italiano, Giulio Terzi, il riaffermarsi del “principio della indivisibilità della sicurezza al quale i membri dell'Alleanza tengono molto”, la Casa Bianca esorta “i Paesi responsabili” a “ dire chiaramente che è il momento per Assad di farsi da parte”. (red)


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