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23/11/20 ore

Jornada Internacional de noviolència a Barcellona, assente il Partito Radicale Nonviolento e Transnazionale 


  • Enrico Rufi

Due notizie in una: la prima è che all’Università di Barcellona l’Assemblea Nacional Catalana ha organizzato per sabato 28 settembre una giornata internazionale dedicata alla nonviolenza (senza trattino). La seconda è che non c’è traccia di PRNTT (Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito) nel programma dell’evento.

 

L’ANC è l’organizzazione della società civile catalana il cui leader Jordi Sánchez è uno dei prigionieri politici rinchiusi nelle carceri spagnole in detenzione preventiva da due anni, in attesa del verdetto del Tribunal Supremo, ormai imminente. Ci tengono a ricordare sempre, all’ANC, che loro non intascano un solo euro di finanziamento pubblico.

 

A conferma della scelta consapevole e matura dei metodi di lotta nonviolenta del sovranismo catalano (sovranismo nei confronti di Madrid, non di Bruxelles, è sempre bene ricordarlo per non mettere nello stesso calderone OrbánLe PenSalvini Puigdemont), va sottolineata la denuncia dello stesso Sànchez della banalizzazione della violenza da parte dei pubblici ministeri, che per giustificare la sedici ó n e rebelión giudicano implicitamente e potenzialmente violenta anche la nonviolenza di milioni di catalani, considerata in pratica come un’enorme «riserva di violenza», per usare l’aberrante categoria elaborata da certi professionisti nostrani dell’antimafia.

 

“Non abbiamo alcuna intenzione - dicono all’Assemblea Nacional Catalana -, di aspettare la sentenza con le braccia conserte. Dobbiamo continuare ad essere motore di cambiamento, e quindi scegliamo di discutere, prepararci ad agire. Abbiamo il potere di cambiare le cose e il dovere di affrontare le ingiustizie. Se ci organizziamo, il nostro potenziale si moltiplica”.

 

"Per questo organizzano la Conferenza sulla nonviolenza, in cui – dicono -, vogliono imparare dalle esperienze e dai successi dei movimenti democratici di tutto il mondo per individuare una strategia di lotta nonviolentacapace di cambiare e trasformare la realtà”.

 

Un tempo sarebbe stato impensabile un evento del genere prescindendo dai radicali di Pannella, dalla loro storia e dal loro know how, a maggior ragione alla luce dello sciopero della fame di Marco nel 1977 per i diritti degli obiettori di coscienza in Spagna.

 

Oggi, di quel vuoto a Barcellona non si possono certo incolpare gli organizzatori della manifestazione, invocando improbabili operazioni ad excludendum, ma solo chi ha rinunciato a far fruttare, come nella parabola evangelica, il talento ricevuto da Marco Pannella, preferendo sotterrarlo per non rischiare.