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18/11/19 ore

POESÌ di Rino Mele. Il feroce colore del ghiaccio



La tragedia climatica dei poli ci comunica una situazione di non-ritorno. Stiamo progressivamente uscendo fuori dalla nostra casa e non potremo rientrarvi. Dal 1975 (metri 3,59) al 2012 (1,25) lo spessore della calotta glaciale s’è drammaticamente ridotto di due terzi.

 

 

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POESÌ di Rino Mele

 

Il feroce colore del ghiaccio



Nel giardino di fine inverno, appaiono i limoni ma nessuno

li coglie, il braccio teso

resta fermo nell’aria di vetro.

Nel bianco

che del bianco s'addolora, i volti ghiacciati dei morti

hanno maschere di legno: a Point Hope,

in Alaska, il piccolo cimitero

è segnato da ossa di balena infisse per tenerli lontani, gridar loro

sottovoce di non superare quel confine.

Una fine orrenda s’apre a scatti

come un automa malato. Il ghiaccio dell'Antartide s'è

assottigliato e scomparirà

presto, i mari s'alzeranno: saranno

le onde scomposte di un immenso Lago di Tiberiade dove

nessuno potrà correre, e Pietro

come sull'acqua di quella notte, tra le rive opposte di Bethsaida

e Gennesaret, ritroverà intatto il terrore di naufragare.

Quando le catastrofi

supereranno la linea della matita che i bambini

imparano subito a tracciare sul grande foglio della paura,

il nostro sonno diventerà trasparente,

vi guarderemo dentro e, in un allucinato sgomento,

penseremo di fuggire, scendere in un pozzo sempre più profondo

per andare nell'altra parte del mondo, uscire dallo specchio,

ritrovarsi con le mani ferite

dai frammenti della superficie

fatta a pezzi, con il mondo distrutto, senza più nessuna porta

per poter rientrare. Ed è questo

il racconto che Dante fece del triplice viaggio per scampare

a se stesso.

Si sono sciolti i nodi e mai più ricomposti, non possiamo fingere

che un materno furore ci stringa ancora nella sua bocca

come la volpe marina

quando divora.Il ghiaccio ai poli scompare e toglie l'illusione

d'appartenenza a una specie

quasi immortale, che fa ancora spettacolo di sé in un piccolo

circo coi cavalli rimasti dritti nella morte,

e leggeri clown squittiscono i versi del duello di Eteocle

e Polinice, i due fratelli che si uccidono

ogni sera. Mentre le funi e i trapezi sbattono nella bufera.

 

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Rino Mele (Premio Viareggio Poesia 2016, terna finale con “Un grano di morfina per Freud, ed. Manni) scrive, il venerdì e il martedì, su “Agenzia Radicale”. Il nome della rubrica è “Poesì”, come nel primo canto del “Purgatorio” Dante chiama la poesia.

 

  

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