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23/10/17 ore

RASSEGNA WEB

Rivolte arabe. Medioriente sull'orlo del fondamentalismo

di Roberto Aliboni

 

Per la seconda volta ci sono state a Bengasi violente manifestazioni di protesta per blasfemie occidentali riguardanti il Profeta. Anni fa furono contro il consolato italiano per la maglietta satirica sul Profeta che l’allora ministro Calderoli provocatoriamente indossò e mostrò in pubblico.

Dal “New York Times” a “La Repubblica”, il mondo arabo allo specchio del Memri

di Thomas L. Friedman

 

Lunedì il responsabile della redazione del Times al Cairo ha riportato le parole di uno dei manifestanti egiziani fuori dall'ambasciata degli Stati Uniti: giustificando le violenti proteste della settimana scorsa, Khaled Ali ha dichiarato: "Noi non insultiamo nessun profeta, né Mosé, né Gesù. Perché dunque non possiamo esigere che Maometto sia rispettato?". Ali, un operaio tessile di 39 anni, reggeva un cartello riportante la scritta in inglese "Chiudi il becco, America".

La libertà non è un rischio

di Pierluigi Battista

 

Non suscitano nessuna simpatia gli oltraggiatori della fede altrui, i professionisti della blasfemia, il bullismo esistenziale di chi offende con protervia i sentimenti religiosi di chicchessia. Ed era proprio indispensabile incendiare ancora le piazze islamiche con le vignette del Charlie Hebdo, mentre le autorità francesi annunciano per venerdì la chiusura di scuole e ambasciate e cercano di prevenire il peggio nelle strade di Parigi?

Regione Lazio, come funziona la macchina degli sprechi

Gli sprechi all’interno del Consiglio Regionale del Lazio non sono solo negli abusi: le cene, le fatture false, i rimborsi di cui si racconta in queste ore. A incidere maggiormente sono le abnormi spese strutturali che da anni non vengono razionalizzate.

Fiat, Marchionne si difende e contrattacca

Stretto nell'angolo fra accuse e polemiche, dopo il comunicato stampa con cui si annunciava il cambio dei piani sul progetto Frabbrica Italia, l'ad di Fiat Sergio Marchionne sceglie 'Repubblica' per spiegare le sue ragioni, intervistato dal direttore Ezio Mauro.

Quei 35 milioni che risparmieremmo facendo lavorare i detenuti

di Luigi Ferrarella

 

Nessun Paese accetterebbe che negli ospedali morissero 7 ricoverati su 10 o che nelle scuole fossero bocciati 7 studenti su 10.

La crepa trasversale tra Usa e Ue

di Sergio Fabbrini  (Affarinternazionali.it)

 

“Transatlantic Trends” è da tempo uno strumento indispensabile per capire le tendenze dell’opinione pubblica in Europa e negli Stati Uniti. Il Rapporto 2012 non fa eccezione. Anzi, la sua importanza è accresciuta sia dall’allargamento dell’indagine alla Russia che dal fatto che l’indagine sia stata condotta nel contesto di una crisi economica che non ha precedenti (per gravità, estensione e lunghezza) nel secondo dopo-guerra. Sebbene il Rapporto 2012 tratti molti temi (e merita di essere letto interamente e con attenzione), qui mi concentrerò su tre aspetti: l’opinione di europei e americani sui legami transatlantici, sull’Unione europea (Ue) e sugli Stati Uniti (Usa).

 

Convergenze di fondo La crisi economica ha accentuato la percezione che l’Ue e gli Usa sono reciprocamente necessari. Maggioranze di 2/3 di americani ed europei ritengono che la cooperazione tra le due sponde dell’Atlantico sia indispensabile per gestire con successo i problemi internazionali. Lo sguardo americano non è più rivolto verso l’Asia, ma è ritornato a guardare principalmente l’Europa.

 

Allo stesso tempo, maggioranze di americani e di europei ritengono che la crisi abbia accentuato le diseguaglianze nei rispettivi paesi, a vantaggio di minoranze economiche e finanziarie privilegiate. E una larga maggioranza di americani guarda favorevolmente all’Ue e ad un suo maggiore ruolo internazionale.....

 

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Imprese e segreti di Casaleggio

di Claudia Fusani (L'Unità 8 settembre 2012)

 

Colpiti dalla loro creatura, il tandem Grillo-Casaleggio reagisce stordito. E confuso. Con poche righe postate in mattinata - ore 11.30, clamoroso ritardo rispetto ai tempi del web - sul blog del comico-pifferaio. Sotto il titolo: «La democrazia nel MoVimento 5 stelle».

Vertice Apec in Russia. Le ambizioni orientali di Mosca

di Marilisa Lorusso

 

La Russia è un paese di dimensioni continentali, con la testa - Mosca - in Europa, e gran parte del corpo in Asia. Il vertice dell’ Asian-pacific economic cooperation (Apec) dell’8 e 9 settembre a Vladivostok è la grande occasione per rilanciare l’estremo oriente russo.

La bomba degli Ayatollah

di Mario Arpino

 

Mentre noi cercavamo di combattere sotto docce e ombrelloni la calura ferragostana, in Medioriente riprendevano tra Gerusalemme e Teheran le periodiche schermaglie sulla bomba.

 

Con la “cerniera” siriana che scricchiola, l’Egitto di Fratello Morsi in accelerazione verso l’ignoto, il nord del Libano sempre più incline a fungere da santuario per i guerriglieri islamisti e qaedisti che hanno già inquinato il significato iniziale della rivolta popolare siriana, il Consiglio di sicurezza dell’Onu bloccato da Russia e Cina e un’Assemblea che le è da sempre sfavorevole, era naturale che le preoccupazioni di Israele ritornassero in primo piano.

 

Anche la strana solidarietà tra l’ Occidente e le monarchie del Golfo, rapporto che sembra andare oltre quello economico per espandersi in ambito politico, per Gerusalemme non è certo rassicurante.



Ed ecco che, con un tempismo per nulla strano, il sito israeliano Debka, specializzato in intelligence, a metà agosto si dice certo che la bomba iraniana potrà essere pronta entro ottobre. All’agenzia fa subito eco Benyamin Nethanyahu, il quale, spiegando che il mondo non può consentire all’Iran di divenire potenza nucleare, fa capire che, in assenza di consenso, Israele è in grado di intervenire anche da sola.....

 

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Censura 2.0, la Cina punta sulla censura che non si vede

C'è la censura “tradizionale” (la censura 1.0) che lascia tracce evidenti del suo intervento: chiusura di siti o account, blocco dei social network o delle ricerche sui motori di ricerca. Ma c’è questa censura che “si vede” e una molto più sottile e difficile da intercettare, quella forse più pericolosa: la Censura 2.0, il vero e proprio salto di qualità del controllo delle opinioni in rete.