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19/11/18 ore

ECONOMIA

La precarietà del Jobs Act

Le norme sul lavoro presentate da Matteo Renzi con il reclamizzato Jobs Act continuano a far discutere, soprattutto in ottica di occupazione giovanile e precarietà. Le modifiche previste, infatti, per i contratti a tempo determinato e l’apprendistato lasciano non pochi dubbi circa la loro capacità di rilanciare il mercato del lavoro e, con esso, la crescita economica del Paese. di Ermes Antonucci

Crescita, Visco trascura la zavorra bancocentrica

Premessa: le cosiddette parti sociali (Triplice sindacale e Confindustria in primis) sono state tra le principali co-responsabili della formazione dei mali che affliggono il sistema-paese così com’è oggi; altresì, non è un mistero che le stesse restino uno degli ostacoli (chissà quanto insormontabile) alle riforme di cui necessita l’Italia, in qualità di fieri rappresentanti di quel blocco conservatore che si maschera di falso riformismo. di Antonio Marulo

Il piano senza soldi di Matteo Renzi

“E io pago, finalmente”. Così recitava, nell’annunciare lo sblocco dei pagamenti della P.a., una delle slide proiettate ieri da Matteo Renzi durante la conferenza stampa sul pacchetto di provvedimenti economici adottato dal governo. Sciorinando la lunga e ricca lista della spesa, però, il premier ha dimenticato di rispondere ad una semplice domanda: con quali soldi? di Ermes Antonucci

Shale gas, lo sceicco Obama

Dopo aver strappato alla Russia il primato sulla produzione di gas, gli Stati Uniti si apprestano a diventare, entro il 2020, anche il maggior produttore di petrolio al mondo, superando l’Arabia Saudita. di Ermes Antonucci

Bce, i paletti tedeschi al piano Draghi

Chi fa gli interessi di chi? La domanda aleggia su tutti i fronti della dis-Unione Europea alla prese con la crisi d’identità più acuta dalla sua fondazione. Si procede in ordine sparso e sempre più in conflitto, con gli attori più importanti che cercano di giocare la partita privilegiando il particulare a discapito del generale. di Antonio Marulo

Frau, Montezemolo cede la Poltrona con Charme

Si può essere attaccati quanto si vuole alla poltrona, arriva prima o poi il momento di lasciarla. È successo al campione del Made in Italy Luca Cordero di Montezemolo che cede la maggioranza delle quote del marchio Frau al gruppo americano Haworth, incassando un corrispettivo di circa 213 milioni di euro. di Antonio Marulo

S&P, Moody's e Fitch: la Corte dei Conti chiede un patrimonio

Sarà la nostra Corte dei conti a mettere a posto i sultani della finanza mondiale, quelle agenzie di rating che, facendo le scarpe alle multinazionali, ai fondi di investimento, alle banche private, pubbliche e alle stesse banche centrali degli stati di tutto il mondo, fanno il buono e il cattivo tempo in tutta l’economia globalizzata? di Silvio Pergameno

Cooperazione, luci e ombre del progetto di riforma

Dopo 27 anni il mondo della cooperazione italiana vede più concreta la possibilità di un intervento legislativo tanto atteso in materia. Lo scorso 24 gennaio il Consiglio dei ministri ha infatti approvato un ddl di riforma della legge 49 del 1987. Il testo del disegno di legge, presentato dal viceministro degli esteri Pistelli come la “scrittura di una nuova legge, più che una riforma”, si presta a numerosi commenti e interessanti risultano soprattutto quelli che provengono dagli operatori del settore come associazioni, organizzazioni non governative e volontari. di Francesca Pisano

Electrolux, un caso di ordinaria non competitività

Si stima che un pezzo prodotto all'Electrolux di Porcia, in provincia di Pordenone, abbia un costo maggiore di 30 euro circa rispetto allo stesso fabbricato in Polonia. Da qui il rischio che parte della produzione venga trasferita altrove, a meno che non ci si adegui. Come? Razionalizzando la produzione e tagliando gli occupati e il costo del lavoro. di Antonio Marulo

Fiat, l'Italia non è più un dovere

Il colpo grosso della Fiat su Chrysler, con tutto ciò che ne conseguirà, al di là della soddisfazione di stampo nazionalistico, non cambia i termini della questione: sono finiti i tempi in cui “ciò che va bene alla Fiat va bene all’Italia”, così come si spera sia finito quel brutto vizio, di cui tanto hanno beneficiato gli Agnelli in passato, di socializzare le perdite e privatizzare i profitti. di Antonio Marulo

Job act, la versione vecchia dei “giovani turchi”

In “una repubblica democratica fondata sul lavoro” non può che giocarsi sul lavoro il destino del Paese, del Governo Letta e forse anche del Partito democratico. Almeno così sembra, a giudicare dal dibattito politico natalizio, consumato aspettando la panacea di tutti i nostri mali: il job act di Matteo Renzi. di Antonio Marulo

BCE, tasso di rottura con la Germania

Nord e Sud Europa sempre più distanti. Il pomo della discordia, anche questa volta, è costituito dalla politica della Bce di Mario Draghi. Secondo quanto riportato dal Financial Times, il consiglio direttivo della Bce si sarebbe nettamente diviso sulla decisione, annunciata giovedì scorso dal presidente Draghi, di tagliare di un quarto di punto i tassi di interesse dell’area euro, portandoli al minimo storico dello 0,25%. di Ermes Antonucci

Telecom, De Benedetti Vs Tronchetti: scontro fra “Titani”

Per la serie “chi sono io, chi sei tu”, è andata in scena una succosa singolar tenzone fra due protagonisti del capitalismo all’italiana. Da una parte Lui, Carlo De Benedetti, tessera numero uno del Pd e gran capo del gruppo editoriale La Repubblica-Espresso; dall’altra Marco Tronchetti Provera, che con il grande magheggio delle scatole cinesi in passato ha fra l’altro guidato (male) Telecom.

Giornali, dalla Silicon Valley un bollino di qualità

Uno spiraglio di luce sembra profilarsi nel buio della crisi della stampa, tramortita dalla rivoluzione digitale e dai suoi effetti collaterali (tra cui gli esigui introiti pubblicitari, il successo degli aggregatori gratuiti di notizie, lo sviluppo del citizen journalism, cioè l’informazione fatta dai cittadini attraverso blog e social network). di Ermes Antonucci

Alitalia, l'ultimo pacco di Poste prioritaria

Alla notizia che Poste italiane sarebbe entrata nel capitale della moribonda Alitalia, nell’ennesimo tentativo di tenere alta nel cieli la fantomatica bandiera nazionale, immancabili sono riaffiorate le polemiche di rito sull’opportunità dell’ intervento pubblico per salvare gli ex monopoli di Stato decotti dai privati. di Antonio Marulo