Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.

20/08/17 ore

RASSEGNA WEB

Francia, primo turno presidenziali: Macron vs Le Pen svolta epocale

Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali francesi rappresenta una svolta epocale. Da una parte il centrista Emmanuel Macron passa al secondo turno, ed era dai tempi di Giscard d’Estaing che questa tendenza politica non riusciva ad affermarsi. D’altra parte, il Front National di Marine Le Pen si presenta come un solido sfidante, con una progressione netta del numero di votanti rispetto alle precedenti elezioni. di Jean-Pierre Darnis (da Affari Internazionali.it)

Se cala la fiducia nella magistratura

Il recente sondaggio di Swg sulla magistratura impone alcune riflessioni. I magistrati e la politica: il 68 % degli intervistati è convinta che «certi settori della magistratura italiana perseguono obiettivi politici». La risposta sconta gli effetti di una domanda riguardante il rapporto tra magistratura e politica che merita di essere precisata. È oramai tramontato il periodo vissuto negli anni Settanta, allorquando molti teorizzarono un uso politico della giustizia (e una corrente della Magistratura condivise l’idea). di Giovanni Verde (da Il Mattino)

Il magaspottone a Davide Casaleggio

Il battesimo televisivo di Davide Casaleggio non poteva che celebrasi nel canale per certi aspetti portabandiera del Movimento 5 Stelle. A Lilli Gruber l’onore di officiare, alla presenza di due accondiscendenti testimoni. Il “megaspottone”, che precede l’evento di sabato a Ivrea in memoria del padre fondatore del grillismo, è stato recensito da Mattia Feltri su 'La Stampa', con un commento che abbiamo scelto per la nostra Rassegna.

Chi odia la società aperta

... In Italia i sentimenti illiberali sono assai diffusi — si spera solo che non siano ormai maggioritari. I bersagli di tanta ostilità sono i due pilastri della società libera o aperta: la democrazia rappresentativa e l’economia di mercato. di Angelo Panebianco (dal Corriere della Sera)

Napoli, una pagina indecorosa dietro gli slogan di pace

Napoli, da ieri, è una «città di pace e di giustizia». Lo ha stabilito il consiglio comunale, approvando una delibera che inserisce nello statuto la «vocazione mediterranea e solidaristica della città». Dobbiamo essere orgogliosi? Ma sì, gonfiamo pure d’orgoglio i nostri petti. Subito dopo, però, faremmo bene a vergognarci. Perché nelle stesse ore in cui il consiglio comunale si riempiva la bocca di pace, giustizia, progresso e giustizia sociale, non riteneva di esprimere uno straccio di solidarietà agli agenti rimasti feriti durante gli scontri di Fuorigrotta in occasione del comizio napoletano di Salvini. di Vittorio Del Tufo (da Il Mattino)

Il regalo di de Magistris al populista Salvini

Napoli non si meritava il sabato da cani che le è toccato. Ne esce acciaccata e impaurita, con molti danni da pagare e senza aver acquisito alcun vantaggio, né materiale né morale. A Matteo Salvini il sindaco de Magistris ha servito su una cornucopia di velluto rosso il regalo più grande che potesse fargli: innanzitutto una eccezionale e del tutto insperata visibilità, e inoltre argomenti tutt'altro che peregrini a proprio favore, relativi a questioni come la libertà di espressione e la necessità di non fomentare la violenza di piazza, argomenti destinati ad aggiungere un corredo di maggior credibilità a tutto il suo consueto repertorio populista. di Francesco Durante (da Il Mattino)

La resa culturale ai 5 stelle

In modo non coordinato, una pluralità di forze sembra agire ormai da tempo, con scarsa consapevolezza della posta in gioco, per offrire su un piatto d’argento il Paese al movimento Cinque Stelle, fornendo ad esso la possibilità di imporre, su una parte cospicua dell’opinione pubblica, una propria egemonia culturale. di Angelo Panebianco (Corriere della Sera)

La rabbia e l’algoritmo

È arrivato il momento di prendere il Movimento 5 Stelle (e i suoi alleati globali) sul serio: i due volti del populismo e cosa fare da qui in poi. di Giuliano da Empoli

Dobbiamo superare le recitenze sull’Islam

La ritrosia dei giornali a pubblicare i proclami e le rivendicazioni dei terroristi mi è sempre sembrata stolta. L’argomento secondo cui la pubblicazione equivarrebbe a una involontaria propaganda delle loro idee mi sembra ancora più stolto — e offensivo verso i lettori dei giornali stessi, come se questi avessero bisogno delle parafrasi dei giornalisti per capire qualcosa. Mentre non c’è nulla che possa sostituire la conoscenza diretta. E per conoscere qualcuno essenziale è sapere come parla e come scrive. di Roberto Calasso (dal corriere.it)

Il corteo radicale è intraducibile

Le manifestazioni radicali sono un’occasione di incontri altrimenti improbabili. Avanzi di galera, specialmente. La gioia dei cronisti, ammesso che i cronisti strappino un trafiletto...Nelle manifestazioni radicali ognuno è qualcuno – cosa diversa da uno vale uno - e si può salutare calorosamente chiunque senza paura di compromettersi e di comprometterlo... di Andriano Sofri

Pragmatismo finito. La purezza (mitica) dei Cinque Stelle

Sono passati pochi giorni. Solo pochi giorni. E il partito è cambiato. I Cinque Stelle hanno messo lì, in un angolo, un po’ nascosto, il governo delle città e si sono tuffati nel mondo conosciuto (e più comodo) della protesta di fuoco, dove si possono tenere assieme il possibile e l’impossibile, l’Europa e la lira, il bilancio e le spese, la scienza e la profezia. Un ritorno alle origini che serve a recuperare la purezza perduta o, più banalmente, ad accontentare le anime nobili e le anime in pena, l’ansia di provarci e la paura che poi succeda. «Il complotto per farci vincere», come da (surreale e geniale) intuizione di Paola Taverna, resta la frase dell’anno e difficilmente sarà superata di qui alla fine del 2016. di Venanzio Postiglione (corriere.it)