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30/03/17 ore

RASSEGNA WEB

Vanessa e Greta, Ostaggi e riscatti: non piegarsi ai tagliagole

Alle polemiche, più o meno inevitabili, è necessario, prima o poi, fare seguire la riflessione. Altrimenti, si finisce per polemizzare a vuoto. Con la certezza di ricominciare daccapo la volta successiva. Bisogna piegarsi sempre e comunque ai tagliagole e pagare i riscatti salvando così la vita dei rapiti? Oppure farlo significa sì riportare a casa quella singola persona ma anche finanziare nuove imprese criminali e, soprattutto, accrescere le probabilità che altre persone vengano successivamente rapite? di Angelo Panebianco (dal corriere.it)

Charlie Hebdo e i delitti di opinione

Da un lato il vile attentato omicida alla redazione di Charlie Hebdo, che riempie gli schermi televisivi e le pagine dei giornali, come è giusto. Dall'altro la ben più modesta notizia che dovrebbe iniziare in queste ore il supplizio di Raif Badawi, blogger libertario saudita condannato a 1000 colpi di frusta, 10 anni di prigione e 270.000 dollari di multa, per aver apparentemente insultato l'Islam nella sua versione saudita. Egli aveva scritto, tra l'altro, che il suo impegno era quello di "respingere ogni repressione (condotta) in nome della religione ... un obiettivo che raggiungeremo per via pacifica e nel rispetto delle leggi". di Stefano Silvestri (da affarinternazionali.it)

La guerra in casa che non capiamo: la fasulla distinzione fra islam moderato e immoderato

La guerra portata dall’estremismo islamico in Europa non è «asimmetrica» solo in senso militare. Lo è anche in senso culturale. A svantaggio di noi europei e a vantaggio dei jihadisti. Loro ci comprendono, se non altro, conoscono i nostri punti deboli. Noi non li comprendiamo. Un segno di questa incomprensione è il fatto che tanti europei mostrano di condividere una falsità, ossia che chi uccide in nome di Dio non sia un «vero credente». Dimenticando che gli uomini si sono sempre ammazzati fra loro in omaggio a un Dio o a un pugno di Dei. di Angelo Panebianco (dal corriere.it)

Raffaele Cascone: così Pino Daniele ha riscritto le leggi della nostra musica popolare

di Carmine Aymone

(da Corriere del Mezzogiono)

 

E' stato colui il quale ha importato i nuovi suoni rock, beat e blues in città. Studioso di tradizioni popolari, voce della fortunata trasmissione Rai, ormai cult, «Per Voi Giovani» ideata nel 1966 e condotta nel tempo, fino al 1976, da personaggi come Renzo Arbore, Paolo Giaccio, Claudio Rocchi, Carlo Massarini, Mario Luzzatto Fegiz e ideatore della formula "I1 rock del mediterraneo".



Dalla sua consolle on air ha diffuso e fatto conoscere il neapolitan power. Nel 1966 ha dato vita a uno dei primissimi gruppi rock cittadini, i Battitori Selvaggi con Marco Cecioni, Mike Cupaiolo e Gianki Stinca.

 

Raffaele Cascone, noto psicoterapeuta sistemico-familiare, professione che svolge sin dalla fine degli anni ‘60, è stato un personaggio fondamentale per lo sviluppo e la diffusione della "nuova" musica non solo a Napoli. Un vero figlio della beat generation, fratello minore di Jack Kerouac, Gregory Corso, Allen Ginsberg, esponente di spicco di quell’avanguardia culturale e musicale capace di collegare i vari aspetti dell'arte e della comunicazione.



Colui il quale suggerì il nome Napoli Centrale agli ex Showmen James Senese e Franco Del Prete, prendendo spunto dalla stazione ferroviaria cittadina dove quotidianamente fluttuano e si incontrano corpi e volti diversi in una sorta di creolizzazione culturale che è stata alla base proprio della musica di James e Franco.



Pochi sanno che lo stesso Cascone appare sulla copertina dell'album di Edoardo Bennato "I buoni e i cattivi" del 1974: qui sono raffigurati due misteriosi gendarmi vicendevolmente ammanettati, uno e Cascone e l’altro il cantastorie dei Campi Flegrei.



«Mi premeva agli inizi degli anni ‘70 — dice Cascone — dare alla sensibilità artistica di Napoli dei mezzi espressivi adeguati ai tempi. Mi ero avvicinato a grandi esperti mondiali di tradizioni popolari che avevano studiato sia il blues americano che la musica popolare italiana. La nostra musica popolare allora però era molto poco considerata, la gente la osservava con ilarità e sospetto, la Rai relegava la musica regionale solo ai gazzettini locali».



La sua operazione quindi fu quella di sdoganare in qualche modo la nostra musica popolare? «Si, ponendola accanto a quella di altri paesi. Mi chiedevo: perché i cafoni del Delta del Mississippi erano ok e i nostri cafoni no? La mia idea era portare la tradizione del sud Italia a una dimensione espressiva Medio Atlantica. Incontrai James Senese e Franco Del Prete prima che dessero vita ai Napoli Centrale e a loro suggerii di esser veri, genuini, senza maschere, di cantare come parlavano tutti i giorni. Nel 1976 vidi un concerto della Nuova Compagnia di Canto Popolare a Latina, il service era ottimo e quella sera strumenti antichi come ad esempio la zampogna grazie ai nuovi microfoni si udirono in maniera eccezionale. La strada che consigliai loro di seguire quella sera fu di elettrificare il tutto: fedeli e coerenti alle tradizioni ma con un linguaggio moderno».



Quando incontrò Pino Daniele? «Proposi a Renzo Arbore nel 1977 di realizzare un servizio per la trasmissione tv "L'altra domenica". Dopo quel giorno l'ho incontrato solo altre due volte, una a casa mia a Roma dove litigammo e un‘altra dopo un suo concerto sempre a Roma dove lui sorridendo mi disse ‘Rafè ti ricordi quando mi cacciasti di casa? La verità e che Entrambi avevamo un caratteraccio.

 

I meriti artistici di Pino sono enormi e sotto gli occhi dl tutti. Lui ha preso i mezzi espressivi culturali napoletani internazionalizzandoli, una grande operazione musicale e mediatica che lo ha portato a riscrivere le leggi della nostra musica popolare contemporanea, inventando un nuovo linguaggio. Ma come tutte le cose bisogna pagare dazio: ho sempre trovato una lieve forzatura nella sua americanizzazione sia lessicale che musicale. Ma Pino la parte della nostra storia e tutto ciò che sta accadendo in queste ore da un punto di vista mediatico in tutt’Italia è un qualcosa che non ha precedenti per un cantautore».


Carmine Aymone (da Corriere del Mezzogiono)

 

 

Pino Daniele, un musicista vero, innovatore e disciplinato

Ho conosciuto Pino Daniele nel 1977. Allora ideavo e conducevo in Rai L'Altra Domenica. Avevo sentito di questo ragazzo che mescolava la musica napoletana con il jazz, il blues, il rock e che suonava, in un locale di Piazza del Municipio, per un pubblico composto anche da militari e da marinai americani. Mi sembrava interessante. E, devo dire, per tutti questi tratti biografici simili ai miei, era scattata anche una sorta di identificazione: in non poche cose mi ritrovavo in lui. di Renzo Arbore (da ilsole24ore.com)

Le due parti in commedia del governo Renzi e il partito che non c’è

Ma Renzi è di destra o di sinistra? O meglio: le politiche messe in campo dal governo Renzi sono di destra o di sinistra? La domanda se la fanno in molti, chi con preoccupazione, chi con curiosità. di Luca Ricolfi (da ilsole24ore.com)

Economia, le amnesie e le illusioni di fine anno

L’economia italiana continua ad arretrare. Non solo il Prodotto interno lordo scende da 13 trimestri (durante i quali abbiamo perso 600 mila posti di lavoro), ma è ormai dalla metà degli anni Novanta che cresciamo meno della già bassa media europea. Quasi un punto all’anno di minor crescita rispetto ai Paesi dell’euro. In un ventennio abbiamo perso rispetto alla Germania 14 punti di Pil. Oggi il rischio maggiore è assuefarci alla recessione. di Alesina e Giavazzi (dal corriere.it)

Mafia, i processi infiniti a ritroso nel tempo

Mentre di fronte alla Corte d’assise palermitana si va svolgendo il processo sulla trattativa, in Corte d’appello è alle prime battute il secondo grado del processo contro il generale Mori e il maggiore Obinu accusati, e assolti in primo grado, di non aver catturato, potendolo fare, Bernardo Provenzano. A Catania intanto è iniziato il dibattimento in Corte d’assise sull’omicidio di Luigi Ilardo, il confidente-pentito che ebbe un ruolo chiave nella vicenda della mancata cattura di Provenzano. di Massimo Bordin (da ilfoglio.it)

Cia. Le torture e la forza del sistema Usa

di Massimo Teodori  (da Affari.iternazionali.it)

 

la triste vicenda messa in luce dalla pubblicazione del rapporto senatoriale sulle torture effettuate dalle agenzie della sicurezza statunitense induce alcune riflessioni sulla natura del sistema politico-istituzionale americano.

Lavoro, cercasi (invano) giovani laureati

“Cercasi giovani neolaureati ad alto potenziale per ricoprire la posizione di sales account”, ma in Liguria, Molise e Basilicata quasi nessuno si presenta. Succede anche questo nell’Italia della disoccupazione giovanile che sfiora il 43 per cento. Quando Diego Malerba, capo della Execo, società che si occupa di selezione e formazione del personale, ha ricevuto il compito di trovare 4 apprendisti da inserire in una società leader nel settore delle vernici, pensava sarebbe stato un lavoretto piuttosto semplice... (da espresso.repubblica.it)

Google e la UE, le colpe dei Carlo...

Al parlamento europeo è stato chiesto di regolare il monopolio di google non tanto come motore di ricerca, ma come abbinamento di motore di ricerca/mail/android e il settore pubblicitario. Il fatto che De Benedetti gongoli su Repubblica fa capire benissimo quale sia il problema: nel raccogliere e distribuire la pubblicità google è più efficiente di Carlo. E di ogni , qualsiasi Carlo ci sia in Europa. Così i Carlo si sono uniti e hanno detto: se Google raccoglie più pubblicità di noi, noi moriremo. Come se non bastasse il Casaleggio si è messo pure a suonare la marcia funebre per i giornali, col risultato che i giornali sono di pessimo umore. (da keinpfusch.net)