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20/08/17 ore

RASSEGNA WEB

Spagna: Adios bipartitismo

Una luna di miele giunta al termine. È quella che ha regnato dai primi anni Ottanta del Novecento in una Spagna stabilmente bipartitica dove due partiti si sono alternati al potere, i conservatori del Pp (partito popolare) e i socialisti del Psoe (partito socialista operaio spagnolo). Dopo il voto del 20 dicembre non è più così. di Marco Calamai (da Affari Internazionali)

Utero in affitto: Bonino, contro gli abusi la via maestra delle regole

Portare avanti una maternità per conto di un`altra persona è certamente questione dì massima delicatezza, che si presta anche a forme di abusi. Ma è proprio per questo che servirebbero buone regole, capaci di distinguere nettamente tra azioni ispirate da solidarietà e consapevolezza e atti di sfruttamento criminale... di Emma Bonino (dal Corriere della Sera)

Pena di morte, la barbarie dell’Arabia Saudita e il silenzio dell’Italia

Siamo contro la pena di morte, ovunque. Per l’Europa l’abolizione della pena di morte non è soltanto un requisito per l’adesione all’Unione, ma addirittura un tratto identitario, una componente essenziale dei propri principi. E l’Italia, con una coerenza che ci fa onore, esercita da anni, soprattutto in ambito Nazioni Unite, una forte leadership nella battaglia per la moratoria delle esecuzioni in un’ottica esplicitamente abolizionista. di Roberto Toscano (da lastampa.it)

L’allarme degli avvocati penalisti: “Mortificato il diritto alla difesa”

Lo sciopero degli avvocati penalisti indetto dall’Unione delle Camere Penali proseguirà per altri due giorni (fino al 4 dicembre), ma nel frattempo gli organizzatori della protesta si sono riuniti a Roma in una manifestazione nazionale «per la tutela dei principi del giusto ed equo processo», ribadendo le ragioni della loro mobilitazione. Stop alla spettacolarizzazione dei processi, all’abuso dello strumento del «processo a distanza» (art. 146 bis c.p.p.) ed alla demonizzazione dell’istituto della prescrizione: queste le parole d’ordine dei penalisti riunitisi oggi alla Residenza di Ripetta. di Ermes Antonucci

La nuova frontiera dell’impegno politico nell’alt(r)a Costiera

Grazie alle ricerche condotte dal grande pedagogista brasiliano Paulo Freire, è stato di recente introdotto nel nostro linguaggio quotidiano il neologismo "coscientizzazione". Un termine non bello da pronunciare ma quanto mai efficace per definire il bisogno/valore di avviare nelle terre alte della Costa d'Amalfi un processo che conduca i nostri amministrati alla consapevolezza di se stessi, del proprio ruolo e della realtà che li circonda. di Raffaele Ferraioli (Sindaco di Furore)

Quell'addio a Valeria nella terra di nessuno

La gondola scivolava mesta ed è approdata a San Marco, con il corpo di Valeria, che fu bella, nella bara chiara. C'era l'Italia in quella piazza circondata in alto da croci, sulle cupole e sul campanile, ma la croce non è mai comparsa giù in basso, non è mai stato pronunciato nei microfoni il nome di Cristo. di Renato Farina (il giornale.it)

Renzi e la miopia del Giglio magico

Ma davvero Matteo Renzi ritiene che questa occupazione quasi militare del potere possa alla lunga aiutarlo? O invece darà ai suoi avversari un argomento forte per buttarlo giù, come è successo già in passato ad Amintore Fanfani, Ciriaco De Mita e Bettino Craxi? La settimana scorsa il Premier ha messo a segno un tris clamoroso, con gli osservatori per di più distratti dalla drammatica situazione internazionale. di Luigi Bisignani (da iltempo.it)

Attentati a Parigi, la battaglia culturale che dobbiamo lanciare (senza le solite ipocrisie)

Come faccia il terrorismo che tutti, ma proprio tutti, definiscono islamista a non avere nulla a che fare con l’Islam, è qualcosa che dovrebbe, mi pare, richiedere una spiegazione. Che invece non ci viene mai data dai tanti che pure ci ammoniscono con severità a tenere separate le due cose. L’unica spiegazione talvolta offertaci circa l’obbligo di tale separazione starebbe nel fatto che la maggior parte delle vittime del terrorismo suddetto - a Bagdad per esempio, o a Beirut o ad Aleppo o al Cairo - sarebbero in realtà proprio degli islamici. di Ernesto Galli Della Loggia (da Corriere della Sera)

Guerra al Califfato. Dopo Parigi, parlare di guerra può indurre in errore

La parola più usata è “guerra”. Ma siamo sicuri che si tratti della parola giusta? E comunque, cosa vogliamo dire, in realtà? Di “guerra”, al terrore, parlammo anche dopo l’attacco di Al-Qaida, l’11 settembre 2001, tanto che gli alleati offrirono agli Stati Uniti la solidarietà dell’art.5 del Trattato di Washington, la mobilitazione della Nato. di Stefano Silvestri (da Affari Internazionali)

Dopo Parigi. I musulmani delle nostre città ora ci dicano con chi stanno

Ebbene, la guerra. Una guerra di nuovo tipo. Una guerra con e senza frontiere, con e senza Stato, una guerra due volte nuova perché mescola il modello deterritorializzato di Al Qaeda e il vecchio paradigma territoriale al quale l’Isis è tornato. Ma comunque una guerra. di Bernard-Henri Lévy (da Corriere della Sera)

Quel marchio europeo che offende Israele

L’Unione Europea tace sulle dittature. Non dice una parola, da sempre, sui regimi tirannici con cui intrecciare soddisfacenti rapporti economici. Plaude alle mediazioni, ma mica per spirito di pace, solo per convenienza. di Pierluigi Battista (da Corriere della Sera)