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25/11/20 ore

Poesì

POESÌ di Rino Mele. Il muro

Sono 54 versi, appena scritti per "Agenzia". Tra gli altri temi, parlo della nostra più grande e liberatrice risorsa che è il linguaggio, ma lo stesso linguaggio si riconduce e consuma in altro che lo supera vanificandolo. Mi piace citare l'assioma del quarto libro dell'Ethica di Spinoza (1677): "Nessuna cosa singolare è data nella natura, senza che ne sia data un'altra più potente e più forte (...) dalla quale quella data può essere distrutta", a qua illa data potest destrui. (… SEGUE>)

POESÌ di Rino Mele. Giordano Bruno che muore

Alle 6 di mattina di un freddo inverno, quando la notte non si è ancora rassegnata al giorno, giovedì 17 febbraio 1600, condannato dall’Inquisizione romana, Giordano Bruno è bruciato vivo. Aveva 52 anni. Dieci giorni prima era stato dichiarato “eretico impenitente pertinace”. Dal “Giornale” dell’Arciconfraternita di San Giovanni Decollato in Roma, possiamo leggere: “Tanto perseverò nella sua ostinazione che da ministri di giustizia fu condotto in Campo di fiori, e quivi spogliato nudo e legato a un palo fu bruciato vivo”. Ma più terrificante, nella sua stringatezza, un “Avviso” pubblicato due giorni dopo sui muri della città: “Giovedì fu abbrugiato vivo in Campo di Fiore quel frate di S.Domenico, di Nola, eretico pertinace, con la lingua in giova”. 

Non posso non ricordare un mio breve poema, del 2000, “L’incendio immaginato”, edizioni 10/17, quattrocento versi dedicati alla sua filosofia e alla morte cui fu orrendamente costretto. (... SEGUE>)

POESÌ di Rino Mele. Il tempo che viene è già venuto

Il tempo è l’enigma più profondo, potrebbero risolverlo solo quelli che non lo subiscono più, ma i morti non s’interessano più a questioni così scolastiche. (... SEGUE>)

 

POESÌ di Rino Mele. Albero delle anime

La massa totale di tutto ciò che è vivo (forse più del 99,7 %) è   costituita da vegetali: “La specie umana, insieme a tutti gli animali, rappresenta appena uno sparuto 0,3 per cento” (lo scrive Stefano Mancuso, direttore del Laboratorio internazionale di neurobiologia vegetale, Università di Firenze, in Mancuso e Viola, “Verde brillante” ed Giunti, 2015). L’importanza degli alberi nella “Commedia “ di Dante è totale. È la figura che interpreta, per lui, anche il senso arcano del tempo. (... SEGUE>)

POESÌ di Rino Mele. Anche lo specchio è un confine (Lydia e quello che non sappiamo)

Le “Terminalia” erano feste in onore del dio Termine, il 23 febbraio. Nel secondo libro dei “Fasti” (8 dopo Cristo) Ovidio ne parla così: “Come sia trascorsa la notte, si rendano gli onori consueti / al dio che con il proprio segno delimita e separa i campi. / O Termine, che tu sia una pietra, oppure un tronco piantato / nel terreno, dal tempo dei tempi hai potere e immagine di un dio (ab antiquis tu quoque numen habes)”. (… SEGUE >)

POESÌ di Rino Mele. Stare l'uno all'altro di fronte e respirare

Una mutazione che avvertiamo e cui non sappiamo opporci. Come attendessimo il responso da un oracolo assente. (... SEGUE>)

POESÌ di Rino Mele. La Flagellazione di Piero della Francesca

Nel 1995, Giorgio Barberi Squarotti pubblicò su “Astolfo”, quadrimestrale del Centro Universitario di Torino, un mio breve poema, La dolce apocalisse.

Di quei 295 versi ripropongo su “Agenzia Radicale”, con una variante, una piccola parte. In cui evoco La flagellazione di Piero della Francesca, del 1455 e, degli stessi anni, sempre su tavola , la Flagellazione del Beato Angelico, prezioso pannello dello stupefacente Armadio degli Argenti. (… SEGUE >)

POESÌ di Rino Mele. Dovunque si nasconde la guerra

Infiniti i livelli di violenza, aggressività, oppressione dell’altro. Quasi non sapessimo fare altro che mentire e violare. Ci siamo così assuefatti da non cogliere più l’assurdità dell’ingiuria, la pena. Per difenderci ci appaghiamo di una spiegazione, pronti a giustificare, a razionalizzare il torto, l’ingannevole oltraggio. Anestetizzati dalla nostra inevitabile complicità di vittime, e dal dolore, finiamo con l’accettare l’ineluttabilità del male. (... Segue>)

POESÌ di Rino Mele. Dietro lo steccato

Oggi è il primo maggio. La classe operaia progressivamente ha perso la voce e il volto, sostituita da uno sconfinato sottoproletariato, variegato, disunito e violato, alcuni arrivano all’agiatezza ma restando sempre al di qua del lavoro come progetto e passione: un sottoproletariato che si è esteso tanto da alludere a uno spazio universale nelle cui sabbie anche i ricchi finiranno con affondare. Quando ho scritto i 22 versi della poesia che oggi pubblico su Agenzia Radicale c’era ancora un’ombra concreta della classe operaia, ma quella vera, diseredata (e riconoscibile) era l’altra e di essa parlo in quei 22 versi, di coloro che erano - e sono - dietro lo steccato. Pubblicai questi versi nel marzo 2000 nel mio “Il sonno e le vigile”, edizioni Sottotraccia. (… SEGUE>)

POESÌ di Rino Mele. Il trionfo del tempo

Nel marzo del 2000 pubblicai Il sonno e le vigilie con le edizioni Sottotraccia. Una delle poesie del testo è questo Trionfo del tempo che ripropongo in questo nostro presente stato di sospensione che ci tiene in ostaggio. (... SEGUE>)

POESÌ di Rino Mele. Gli appestati

I miei, così essenziali, versi di oggi (a differenza di quelli settimanali, che sono stati appena scritti quando li spedisco a Geppy Rippa e ad Agenzia Radicale) li ho pubblicati nel 2003 nel mio libro di poesia I dolorosi discorsi, editi da Sottotraccia. Ma sono così vicini all’angoscia di questa crisi che ha violato tutti, e all’irriconoscibilità in cui siamo caduti, dalla quale ancora non siamo salvi. (... SEGUE>)