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26/06/17 ore

DIRITTI E LIBERTA'

12 maggio 1977/12 maggio 2017, quarant’anni fa veniva ammazzata Giorgiana Masi

“Il 12 maggio 1977 Giorgiana Masi, 19 anni, fu colpita sul lungotevere davanti a Ponte Garibaldi a Roma, mentre correva verso piazza Sonnino in seguito ad una carica della polizia. Secondo l’autopsia il proiettile, esploso a un’altezza di 93 centimetri da terra, aveva viaggiato con un andamento rettilineo: era entrato nella regione lombare posteriore, proprio sopra l’osso sacro, aveva attraversato una vertebra, ed era uscito sopra l’ombelico”. Così riporta una didascalia del libro bianco che i radicali produssero per documentare quello che accadde in quel tragico 12 maggio del 1977.

 

12 maggio 1977/12 maggio 2017, quarant’anni fa veniva ammazzata Giorgiana Masi (Agenzia Radicale Video)

Divorzio, finisce la pacchia dei mantenuti

Il matrimonio è un "atto di libertà e auto responsabilità” e non è più “una sistemazione definitiva”, per cui l’assegno di mantenimento in caso di divorzio non va misurato in base al “tenore di vita matrimoniale”, ma seguendo il criterio dell’ «l’indipendenza o l’autosufficienza economica» dell’ex coniuge. Lo ha stabilito con sentenza n. 11504/17 la prima sezione civile della Corte di Cassazione, introducendo il parametro di natura assistenziale dell’assegno di divorzio.

“Suicidio assistito non viola diritto alla vita”. La svolta per Procura

"Le pratiche di suicidio assistito non costituiscono una violazione del diritto alla vita quando siano connesse a situazioni oggettivamente valutabili di malattia terminale o gravida di sofferenze o ritenuta intollerabile o indegna dal malato stesso". Lo si legge – riporta l’Ansa - nella richiesta di archiviazione per Marco Cappato sul caso dj Fabo.

Gabriele Del Grande in mezzo a cose turche

«Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento. I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo. Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio telefono e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato. La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro».

Testamento biologico: un passo avanti, mezzo indietro

Il paziente avrà il diritto di abbandonare le terapie. In sostanza, c’è il divieto di accanimento terapeutico. Il voto parlamentare alla Camera sancisce così un principio cardine che fin qui, nel suo travagliato percorso in vista dell’approvazione, la legge sul testamento biologico non contemplava.